POZZUOLI/ Bimbo con disturbo neuropsichiatrico escluso dalla gita scolastica di fine anno: scatta l’indagine della Procura
POZZUOLI – Tenuto in aula, costretto a guardare i suoi amici mentre vanno in gita. Poi bloccato mentre tenta di salire sul pullman. A fare da scudo le insegnanti e quanti avevano deciso di “punire” il piccolo Luca (nome di fantasia), bimbo di undici anni affetto da un disturbo neuropsichiatrico. Vicenda delicatissima, avvenuta a fine maggio scorso nella scuola elementare “Elsa Morante” di Monterusciello e sulla quale la Procura di Napoli ha acceso i riflettori dopo la denuncia presentata dai genitori del piccolo ai carabinieri che – su delega del pubblico ministero Immacolata Sica – nei giorni scorsi hanno sentito la dirigente scolastica e quattro docenti, tra cui l’insegnante di sostegno del piccolo che ha appena terminato il quinto anno. Un episodio che avrebbe lasciato pesanti strascichi anche nel bambino, che dopo aver tentato invano di partecipare alla gita sarebbe stato colpito un’agitazione psicomotoria tale da rendere necessario il trasporto al pronto soccorso dell’ospedale di Pozzuoli dove i medici hanno emesso una prognosi di 5 giorni.
LA PATOLOGIA – Abuso degli strumenti di correzione e abbandono di minore sono le primissime ipotesi che escludono il reato di maltrattamento, prospettato in sede di denuncia presentata dai genitori del piccolo presso la stazione dei carabinieri di Monterusciello il 26 maggio scorso. Un racconto di parte – è doveroso sottolinearlo – ma dettagliato che ha riconsegnato una situazione di tensione che per un anno si è vissuta all’interno della scuola elementare, vissuto dal bambino quasi ai margini del gruppo-classe. A pesare come un macigno nel processo di integrazione e di accoglienza è stata la patologia di cui soffre Luca, un disturbo oppositivo della personalità (DOP) che provoca difficoltà nel controllo delle emozioni e del comportamento manifestando sintomi come rabbia, irritabilità, comportamenti vendicativi e oppositivi verso le figure autoritarie. Patologia che a Luca era stata diagnosticata tre anni fa, quando ha iniziato un percorso di cura presso un centro specializzato.
LE TENSIONI – Vivace oltremodo, ma pur sempre un bambino di undici anni, Luca – stando al racconto dei genitori – era stato accolto con una certa diffidenza da parte dei genitori degli altri alunni. Diffidenza e ostilità che già due anni fa avevano già spinto la coppia a trasferirlo dalla “Rodari-Annecchino” alla “Elsa Morante” a causa di una “situazione di conflittualità con altri genitori e insegnanti, dovuta dai comportamenti del bambino”, stando a quanto raccontato in sede di denuncia. Situazione che si sarebbe poi riproposta nella nuova scuola. Dopo un primo anno tutto sommato positivo, nuovi problemi sono iniziati nel 2025 quando, durante l’ora di italiano, nello zainetto di Luca viene rinvenuto un taglierino la cui natura non è mai stata accertata. Episodio che dà il via a momenti di tensione sempre più alti. D’accordo tra loro, famiglia e scuola decidono di non far partecipare il bambino alle attività extrascolastiche e a quelle sportive da svolgere all’interno della scuola. Interessati anche i servizi sociali, che dopo mesi di verifiche non rilevano nessuna criticità, i genitori del piccolo Luca chiedono il reinserimento del figlio per la gita scolastica e per la recita di fine anno.
IL RACCONTO – “Vista la chiusura dell’anno scolastico, in considerazione che c’erano in programma le ultime uscite nonché la recita di chiusura – ha raccontato la madre ai carabinieri – io e mio marito ci recammo per a parlare con le maestre di italiano e matematica per pattuire se doveva partecipare oppure no agli ultimi eventi. Da questo incontro, indirettamente mi venne fatto capire che era meglio che *** non partecipasse però rimanemmo che la maestra di italiano si sarebbe riservata a riferirci se farlo partecipare o no in base al suo comportamento”. Alla madre poi arriva l’ok, tant’è vero che produce l’autorizzazione e paga il biglietto per il pullman. “Dopo aver pagato la quota per far andare *** in gita con le dovute autorizzazioni, la preside mi ha convocata riferendomi che *** in qualche modo doveva essere punito per una parola fuori posto avuta con lei qualche settimana fa e pertanto non doveva seguire la classe per la gita. Nonostante mi sono opposta perché non avevo ricevuto nessun avviso preventivo, a mio figlio non l’hanno fatto andare in giro scaturendo in lui una brutta reazione, che lo ha visto piangere disperatamente.” Quella stessa mattina, infatti, il bambino era stato fermato in classe mentre i compagni raggiungevano il bus all’ingresso della scuola. Accortosi di quanto stava accadendo, Luca tentava disperatamente di salire a bordo venendo però bloccato a fatica nonostante molti genitori presenti chiedessero un atto di “clemenza”.
LE ACCUSE – Assistiti dall’avvocato penalista Immacolata Marino e dalla civilista Annalisa Gambardella i genitori accusano la scuola di gravi violazioni del diritto allo studio e all’inclusione di un minore con disabilità certificata, nonché possibili omissioni in merito ai doveri di vigilanza e di tempestiva comunicazione alla famiglie. «No comment» da parte della dirigente scolastica dell’IC 4 De Amicis-Diaz Giovanna Costigliola che contattata dal nostro giornale non ha voluto rilasciare dichiarazioni in attesa delle indagini da parte dei carabinieri.





























