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Turisti strapazzati a Pozzuoli: il dispositivo anti-bus al porto fa acqua da tutte le parti

Turisti strapazzati a Pozzuoli: il dispositivo anti-bus al porto fa acqua da tutte le parti
  • Pubblicato31 Maggio 2026

di Gaetano Di Meglio 

POZZUOLI – Immaginate cinquanta turisti — famiglie, anziani, disabili, bambini — scaricati da un pullman in Via Fasano con le valigie al seguito, costretti a percorrere trecento metri a piedi sotto il sole di luglio, lungo una strada senza marciapiedi degni di questo nome, nel mezzo del traffico caotico che ogni giorno soffoca l’asse viario di Pozzuoli verso il porto. Non è uno scenario apocalittico né una provocazione retorica. È esattamente quello che la giunta comunale guidata dal sindaco Luigi Manzoni ha deciso di istituzionalizzare con la delibera numero 87 del 21 maggio scorso, approvata all’unanimità e con immediata esecutività. Il provvedimento, firmato su proposta dell’assessore alla Mobilità Vittorio Gloria, vieta agli autobus turistici di categoria M3 di avvicinarsi alle banchine del porto di Pozzuoli, individuando in quattordici stalli di Via Fasano — alla stazione Cumana Cantieri — l’unico terminale autorizzato per l’imbarco e lo sbarco dei passeggeri diretti a Ischia e a Procida. L’intenzione dichiarata è nobile: ridurre la congestione in zona portuale, proteggere i pedoni, garantire la sicurezza. Il risultato concreto è una catastrofe annunciata per il turismo isolano e, paradossalmente, per la stessa immagine di Pozzuoli come città d’accoglienza.

IL PROBLEMA – L’istruttoria del Comandante della Polizia Municipale descrive uno scenario di «congestione insostenibile» e di «commistione tra veicoli pesanti, traffico locale e flussi pedonali incontrollati». Non si discute: se il problema esiste, va affrontato. Ma la soluzione scelta dall’amministrazione Manzoni sposta semplicemente il problema — e lo aggrava. Togliere cinquanta passeggeri da un’area portuale controllata per consegnarli alla viabilità ordinaria di Via Fasano, tra automobili, motorini e camion, non è sicurezza. È trasferimento del rischio. Con la variante aggravante che la strada pubblica non offre né le protezioni né i controlli propri di un’area portuale attrezzata. Chi conosce quella zona sa bene di cosa stiamo parlando. Le scene che già oggi si vedono quotidianamente davanti al porto di Pozzuoli nei mesi estivi — file di turisti con carrelli e trolley che avanzano tra le auto parcheggiate sul ciglio della strada, anziani che faticano sui sampietrini, persone in sedia a rotelle senza alcun percorso protetto — diventeranno la norma istituzionalizzata. Un vero e proprio esodo a piedi, sotto il sole campano, che nessun turista straniero o italiano può aspettarsi quando prenota un viaggio verso Ischia o Procida.

I DISABILI – Il dispositivo prevede una deroga per i passeggeri con contrassegno disabili: il bus potrà accedere temporaneamente all’area portuale per il solo tempo necessario allo sbarco del passeggero fragile, dopodiché dovrà immediatamente dirigersi a Via Fasano. Una previsione che suona quasi grottesca nella sua stessa formulazione. Se il problema di sicurezza è tale da giustificare il bando generalizzato, come si concilia con l’accesso — seppure temporaneo — dei medesimi veicoli per i passeggeri disabili? E se quell’accesso è praticabile in sicurezza per i fragili, perché non lo è per tutti? La risposta è semplice: la delibera è concettualmente fragile, costruita su una logica di semplificazione amministrativa che scarica sul turista il costo di un problema che andrebbe risolto con investimenti infrastrutturali, non con divieti.

LA SCONFITTA – C’è un elemento che merita riflessione, e riguarda la stessa Pozzuoli. Una città che negli ultimi anni ha faticosamente lavorato a costruire una propria identità turistica — il Rione Terra, i Campi Flegrei, il lungomare — non può permettersi di essere ricordata come il luogo dove i turisti vengono abbandonati nel traffico con le valigie in mano. La delibera Manzoni, nelle intenzioni, voleva proteggere il porto. Nei fatti, rischia di danneggiare l’intera area. Sicurezza in zona portuale è un obiettivo giusto e condivisibile. Ma si persegue con infrastrutture adeguate, con una gestione intelligente dei flussi, con corsie pedonali protette e segnaletica multilingue, non scaricando il problema sulla strada pubblica e chiamandolo soluzione. Questo non è sicurezza. È semplicemente spostare il disordine di cento metri, aggiungendo il sole di agosto e trecento metri di asfalto senza ombra.