Il messaggio per la Santa Pasqua del vescovo di Pozzuoli e di Ischia
POZZUOLI – Siamo chiamati a porre al centro della nostra vita la persona, in tutte le sue dimensioni, in tutta la sua umanità. Ma chi è l’uomo per noi? È la domanda che sant’Agostino si pone nelle Confessioni (Conf. 4, 9). L’uomo è un essere costantemente in ricerca di sé, del senso della vita, del significato del proprio “esserci” nel mondo. È un cammino che si apre sempre al nuovo, che cerca di dare senso al presente con lo sguardo rivolto al futuro.
Nella celebrazione della messa crismale ho ricordato l’incontro avuto con le donne della Casa circondariale di Pozzuoli, attualmente ospitate nel carcere di Secondigliano, a causa del bradisismo, che hanno espresso la loro gioia nel rivedermi: «Siamo qui a ringraziarla per essere tornato tra noi. Viviamo nella speranza che qualcosa accada, che arrivi uno spiraglio di luce per poter ritornare dai nostri cari e iniziare finalmente un percorso di vita più consapevole». E hanno aggiunto: «La reclusione insegna l’attesa, ed oggi siamo qui ad attendere quella pace interiore che la Santa Pasqua porta con sé».
Credo che oggi siamo chiamati tutti a farci carico di questa attesa. Lasciamo risuonare nei nostri cuori le parole di queste donne recluse, spesso considerate ai margini della società. Come ci hanno ricordato Papa Francesco e oggi Papa Leone, siamo chiamati a rimettere al centro proprio chi è ai margini. Nelle loro parole ricorre il tema della speranza; una speranza che siamo chiamati a rendere concreta proprio con la nostra presenza e con la nostra attenzione alle condizioni di vita di chi ci è accanto.
Viviamo un tempo in cui siamo chiamati più che mai a essere operatori di pace. I grandi conflitti internazionali ci mostrano che quella “guerra mondiale a pezzi”, di cui parlava Papa Francesco, sta diventando sempre più un’unica guerra globale. E non solo per gli effetti economici. La guerra diventa mondiale quando non scuote più le nostre coscienze, quando ci abituiamo alla violenza. Come cristiani, come uomini e donne esperti in umanità, siamo chiamati a esprimere il nostro dolore e a chiedere perdono per le morti violente, per la vita negata, per chi non ha più futuro. La guerra non genera pace. Un pensiero va alla difficile situazione in Terra Santa, dove i cristiani, tra molte difficoltà, continuano a rendere quei luoghi testimonianza viva di fede e di carità.
Carlo, vescovo



























