POZZUOLI/ Condannati i «signori del pizzo»: 78 anni di carcere per il clan del bivio – TUTTI I NOMI
POZZUOLI – Settantotto anni di carcere per i signori del pizzo, condannati capi e gregari del clan “Gli amici del bivio” di Quarto. La sentenza è stata emessa ieri dal Gup del Tribunale di Napoli – sezione 43 – Raffaele Coppola, durante il processo di primo grado celebrato con rito abbreviato.
LE CONDANNE – Sedici anni e 10 mesi di carcere per il ras Alessandro Iannone, detto “nas ‘e cane”, ritenuto il capo dell’organizzazione criminale. Insieme a lui sono sono stati condannati Marco Vaccaro, che dovrà scontare una pena di 14 anni 9 mesi e 20 giorni di reclusione; Enrico Cavallo, 11 anni 2 mesi 20 giorni; Francesco Di Gennaro, 10 anni e 4 mesi; Caianiello Giosuè, 8 anni 4 mesi 10 giorni; Rosario Ferro, 8 anni 5 mesi 10 giorni; Antonio Brescia, 3 anni 5 mesi 10 giorni; Anna De Vivo e Aristide Verdolino, entrambi condannati a 2 anni 6 mesi di carcere. Confiscate anche armi e somme di denaro per circa 25mila euro, soldi intestati attraverso libretti postali e buoni fruttiferi ai componenti del clan. Ferro e Vaccaro (difesi dall’avvocato Luca Gili) sono stati assolti per la metà dei capi d’imputazione (rispettivamente tre e cinque).
LE ESTORSIONI – La banda, costola dei clan capeggiati dai boss Gennaro Longobardi e Salvatore Cerrone detto “o biondo”, aveva messo in atto un’asfissiante attività estorsiva che non lasciava scampo a nessuno: piccoli commercianti, imprenditori e i titolari delle ditte affidatarie di appalti pubblici e privati nei comuni di Quarto e Pozzuoli. Le richieste di pizzo erano precedute spesso da messaggi intimidatori, come nel caso del titolare di una ditta di mattonelle a cui fu fatta recapitare una tanica piena di benzina con un cartello su cui c’era scritto «Imparati educazione mettiti apposto con gli amici se no bubu». E, ancora, un altro foglio bianco con su scritto «Mettiti apposto con gli amici di Pozzuoli, sai già a chi se no boom» fu collocato sotto alla porta di un negozio di surgelati a Monterusciello, sempre accompagnato da un contenitore pieno di benzina. Testi sgrammaticati attraverso i quali venivano recapitati messaggi che non lasciavano spazio a interpretazioni: “se non paghi ti spariamo o salti in aria”. Minacce che non risparmiavano nemmeno i dipendenti, come nel caso dell’autista del camion di una ditta di trasporti che fu affiancato in strada da uno dei componenti della banda che dalla moto gli urlò “Dì al tuo capo di mettersi a posto con le persone di Pozzuoli”. Ancora, in un’altra occasione, fu data alle fiamme l’auto di un imprenditore che non aveva ancora “saldato” la rata del pizzo.
L’OPERAZIONE – Il clan è stato smantellato nel maggio scorso in seguito alle indagini condotte dai carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Pozzuoli – coordinati dalla DDA di Napoli (sostituto procuratore Ida Frongillo) che hanno arrestato capi e gregari.



























