POZZUOLI/ Estorsione dal carcere, affiliato ai Longobardi-Beneduce telefona a imprenditore «Mi servono i soldi per l’avvocato»
POZZUOLI – Attraverso lo smartphone della moglie ha chiamato a un imprenditore di Pozzuoli chiedendogli una somma di 400-500 euro per far fronte alle spese legali. Collegato dal carcere di Poggioreale dove era detenuto per camorra, Alberto Cammino, 56 anni detto “Albertino”, personaggio di spicco del clan Longobardi-Beneduce, aveva detto che quell’imprenditore “Era nel suo cuore ma che aveva tale necessità economica”. Non solo. Oltre a chiedere i soldi, Cammino chiedeva anche “di trovare un lavoro per la moglie”. Telefonata finita nel fascicolo del Pubblico Ministero della DDA di Napoli, Ida Froncillo, che ha portato al rinvio a giudizio del Ras e della donna, una 44enne di Giugliano, accusati per il reato di tentata estorsione.
LA VICENDA – Assistito dall’associazione antiracket “SOS Impresa” di Luigi Cuomo. l’imprenditore non si è piegato alla richiesta estorsiva messa in atto dai due denunciando tutto ai carabinieri. L’episodio è avvenuto all’interno di un edificio a Pozzuoli dove la moglie del 56enne (detenuto dal 2010) si era diretta per mettere in atto l’estorsione. Davanti al rifiuto dell’imprenditore di parlare al telefono con Cammino, la donna passava lo smartphone ad un collaboratore che incassava le due richieste. Senza però ottenere nulla.



























