POZZUOLI/ Omicidio Campana, nel mirino di Pagliuca anche un altro fedelissimo di Beneduce «Ti faccio prendere due piccioni con una fava»
POZZUOLI – Lino Pagliuca decise di uccidere Carmine Campana mentre si trovava nel carcere di Secondigliano. Voleva un omicidio per “fare rumore”, per colpire il boss di Pozzuoli Gaetano Beneduce ammazzando la persona in quel momento più vicina a lui. Tutto fu pianificato in una cella, dove fu scelta perfino la pistola da utilizzare, data in dono da un veterano del clan all’aspirante boss dei Pagliuca, pronto a staccarsi dai Longobardi. Da quel rituale di affiliazione partì la spedizione di morte ai danni di Carmine Campana, ucciso con nove colpi di pistola esplosi da Salvatore Cianciulli detto “masaniello” in sella a una moto (rubata il giorno precedente a Cuma) guidata da Gennaro Alfano all’interno del parcheggio della caffetteria “Aqua Negra”. Erano gli anni della faida che vedeva contrapposti i Beneduce da una parte e i Longobardi con il sostegno dei Pagliuca-Sarno dall’altra e che lasciò a terra una lunga serie di vittime tra il 2007 e il 2010. Pagliuca – insieme al veterano che era in cella con lui – decise di uccidere insieme doveva essere diversa dai fratelli Antonio e Andrea Ferro, Raffaele Di Francia, Francesco Palumbo e Salvatore Ferro “in quanto si trattava di soggetti che io già avevo deciso di uccidere in quanto tra me e loro vi era una guerra in atto.”

MANDANTI E BASISTI – Ad organizzare quell’omicidio fu appunto il ras del Rione Toiano che si avvalse del sostegno di Ferdinando Aulitto, all’epoca affiliato ai Beneduce, con il quale puntava a prendere in mano il controllo dello spaccio di droga e delle estorsioni ai commercianti di Pozzuoli. I basisti dell’agguato furono Mario Pagliuca e il cognato Leonardo Tortorella, che prepararono moto, caschi e pistole e seguirono la vittima a bordo di due auto fornendo la “battuta” ai killer e dando loro sostegno durante la fuga. La motocicletta fu abbandonata e data alle fiamme ai “campi di cross” che si trovavano poco distanti all’ uscita della tangenziale Lago d’Averno, mentre la pistola fu lanciata nelle acque del lago d’Averno.
IL DOPPIO AGGUATO – Nel mirino era finito anche Raffaele Di Francia, detto “Lello o pollo”, altro fedelissimo di Beneduce. Pagliuca, per il tramite del fratello Mario, aveva incaricato Tortorella di seguire i movimenti di Campana e Di Francia, visto che i due frequentavano la zona della caffetteria “Champs Elyses” a poca distanza dalla casa dello specchiettista. “Puoi prendere due piccioni con una fava” disse Tortorella che una volta avvistate le vittime, avrebbe dovuto chiamare Mario che, a sua volta, sarebbe dovuto partire dal Rione Toiano insieme ai killer. Ma Tortorella, dopo diversi giorni, non era riuscito ad avvistare insieme i due e Lino Pagliuca decise quindi di uccidere Campana, ricevendo l’ok da Ferdinando Aulitto. “Poiché erano passati diversi giorni e non si era riusciti ad individuare insieme il Campana ed il Di Francia,– disse in sede di interrogatorio Pagliuca – decisi che l’omicidio Campana andava comunque eseguito anche se non insieme al Di Francia. Mi recai quindi a Monteruscello da Aulitto Ferdinando per parlargli di questa mia decisione. Aulitto mi disse che era d’accordo e che quindi per il momento andava bene incominciare ad uccidere il Campana e successivamente avremmo ucciso il Di Francia”.



























