Giallo sull’aggressione di Monte di Procida: i dubbi sul racconto della vittima “discriminata” dal sindaco Santolillo
MONTE DI PROCIDA – Non convince appieno il racconto fornito da R.G., il 56enne di Monte di Procida che ha raccontato al nostro giornale – denuncia alla mano – di essere stato aggredito da una banda di giovani. Il fatto sarebbe avvenuto nella serata del 6 gennaio scorso, intorno alle 21:30, in Corso Garibaldi, ma denunciato alla stazione dei carabinieri di Monte di Procida solo due giorni dopo. Nella denuncia R.G. ha raccontato che, al momento dell’aggressione, era in compagnia di un amico con il quale poco prima aveva consumato un drink in un bar della zona. Una volta giunto in strada poi, sarebbe stato avvicinato da più persone e colpito ripetutamente al volto. Durante il pestaggio – a cui ha assistito l’amico che era in sua compagnia – uno degli aggressori avrebbe esclamato “si venut a rubbà a casa nost”. La banda, composta da circa dieci persone, sarebbe poi scappata a bordo di alcuni motorini. Questa la cronaca dei fatti raccontata ieri dal nostro giornale sulla base della testimonianza del 56enne operaio.
I DUBBI – Un racconto – quello fornito ai carabinieri – che presenta una serie di punti oscuri e che dà vita a una serie di interrogativi. L’uomo dopo l’aggressione stranamene non ha chiesto aiuto alle forze dell’ordine né si è diretto in ospedale, cosa che invece ha raccontato di aver fatto al nostro giornale. Dai controlli effettuati, infatti, non risultano accessi ai pronto soccorso della zona. Inoltre la vittima ha affermato di non conoscere né il movente né gli esecutori del pestaggio, situazione che, seppur confermata, alimenterebbe ulteriori dubbi sulla scelta di non chiedere nell’immediato un intervento delle forze dell’ordine. Inoltre, dopo le violenze, sarebbe tornato a casa e avrebbe fotografato le ferite e il sangue sul volto, senza recarsi in ospedale. Fatti che cozzano su quanto dichiarato in sede di denuncia, quando ha raccontato di essersi recato in una farmacia per medicarsi. Un giallo sul quale stanno lavorando i carabinieri della stazione di Monte di Procida che hanno acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza installati nella zona dell’aggressione. Episodio che, per tempi e modalità, farebbe ipotizzare a un regolamento di conti da parte di qualcuno, forse maturato in ambienti di microcriminalità. Ipotesi – è doveroso sottolinearlo – sul quale lavorano gli inquirenti che al momento mantengono stretto riserbo sull’accaduto.
LO SCIVOLONE – Diversamente da quanto ha fatto questa mattina il sindaco di Monte di Procida, Salvatore Scotto di Santolo detto “Santolillo”, che si è servito di un videomaker amico per dire la sua scavalcando il lavoro degli inquirenti e rischiando di dare vita anche a una pericolosa fuga di notizie che inquinerebbe le indagini. Santolillo, che ha definito “soggetto conosciuto” la vittima, si è lanciato infatti in una sconsiderata dichiarazione sminuendo un fatto di violenza che, a prescindere dal movente, andrebbe sempre condannato. Una fuga in avanti e parole che hanno fatto storcere il naso ai più.



























