QUARTO – Antenne 5G a Quarto, il dibattito resta infuocato. Ancora una volta residenti e associazioni tornano a fare pressing sul palazzo di governo di via De Nicola perché il sindaco possa firmare una sospensiva dell’esercizio delle nuove reti in attesa di prove scientifiche che garantiscano la sicurezza degli impianti per la salute dei cittadini. «Non vogliamo l’arresto del futuro tecnologico, vogliamo risposte – fa sapere il Comitato a difesa della salute e dell’ambiente di Quarto – . Sindaco, firmi una sospensiva da rivedere solo quando le risposte sui requisiti fondamentali saranno soddisfacenti. Ci tuteli, si tuteli, come da sua carica. È una buona parte di Quarto che glielo chiede, ancora una volta».

L’SOS ALLA COMMISSIONE EUROPEA – Intanto poche ore fa l’eurodeputato e portavoce del M5S, Piernicola Pedicini, ha scritto alla Commissione europea per chiedere chiarimenti relativi alla regolamentazione europea sui limiti per i campi elettromagnetici. «L’avanzata della tecnologia 5G – dice Pedicini – è inarrestabile ma al momento non possiamo che constatare l’inadeguatezza scientifica dei pareri su cui si basano le decisioni della Commissione, in merito agli effetti dell’esposizione ai campi elettromagnetici. Per questo motivo ho scritto alla Commissione europea. Riguardo all’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici esistono dei limiti, stabiliti dal Consiglio europeo e basato sulle valutazioni della Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti – spiega Pedicini – Nella definizione di questi limiti però sono stati considerati solo gli effetti termici dei campi elettromagnetici, e non quelli non termici che per intenderci sono ad esempio, le disfunzioni riproduttive nella donna e nell’uomo o i danni al Dna. Nel 2015 il Comitato scientifico per salute, ambiente e rischi emergenti della Commissione europea ha adottato un parere secondo cui non vi è “alcuna giustificazione scientifica” per una revisione dei limiti, nonostante già esistessero evidenze scientifiche sugli effetti definiti non termici». L’eurodeputato chiede, dunque, di chiarire «come mai il Comitato scientifico per salute, ambiente e rischi emergenti, non abbia considerato tutte le evidenze scientifiche sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici» e «perché quel parere prodotto non venga adeguatamente aggiornato, includendo anche le ampie evidenze aggiuntive che la comunità scientifica ha prodotto dal 2015 al 2019».