MONTE DI PROCIDA – «…fai conto che devi fare solo le esequie! Solo il funerale, hai capito, stiamo partendo con due macchine da Napoli. Due macchine…cominciamo dal bambino più piccolino, il figlio più piccolino…da quello cominciamo…ti dico solo una cosa cominciamo dal più piccolo…» Minacce inquietanti che testimoniano la violenza di Francesco Verderosa, 33 anni, detto “Chiattone”, di Monte di Procida, uno dei narcos del clan degli Orlando di Marano, arrestato insieme ad altre 23 persone all’alba di ieri dai carabinieri. Parole che Verderosa pronuncia al telefono mentre parla con colui che avrebbe rubato un grosso quantitativo di crack al suo “socio in affari” che si trovava in Sardegna. Un furto che avrebbe messo in difficoltà i due al cospetto dei vertici del clan a cui dovevano pagare ancora la partita di droga.

LE LACRIME – “…mi stanno Portando in ospedale a me, mi stanno portando in ospedale perché non mi sento bene…Mi sento male…mi devi morire tu mi uccidono” gridava in lacrime Verderosa che ripete più volte di non voler morire a 31 anni per mano dei capi del clan una volta che avrebbero saputo che non sarebbe stato in grado di restituire loro i soldi della droga o un quantitativo pari a quello ricevuto che in gergo chiamavano “la macchina”.

LE MINACCE – Dopo una lunga telefonata Verderosa, attraverso l’amico (anch’egli finito nei guai) riesce a parlare con l’uomo accusato di essere entrato nella casa cagliaritana del suo socio in affari e di aver rubato lo zainetto con il quantitativo di crack che era stato nascosto nel divano. “Stanotte hai fatto una cosa che proprio non dovevi fare! Mo ti dico una cosa, mi dispiace solo per te. Ma hai fatto il patto con la morte. Puoi andare anche nella meglio caserma, finanza, vai dove vuoi, fai conto che devi fare solo le esequie! Solo il funerale, hai capito, stiamo partendo con due macchine da Napoli…cominciamo dal bambino più piccolino, il figlio più piccolino…ti dico solo una cosa cominciamo dal più piccolo. Fin quando sei in tempo, vai dagli zingari, vai dai rom, dove sei andato prendi la borsa e portala da…”

MONTE DI PROCIDA A MARANO – E’ un quadro inquietante quello che emerge dalle 268 pagine dell’ordinanza “Piazza Pulita” firmata dai Pm Maria Di Mauro e Giuseppe Tittaferrante e che si fonda su intercettazioni telefoniche, ambientali e sui racconti dei tre pentiti Andrea Lollo, Giacomo Di Pierno e Teodoro Giannuzzi, quest’ultimo legato anche ai clan dell’area flegrea. Insieme a Verderosa, che nel 2018 fu arrestato a Marano con un chilo di hashish in auto, è finito anche un altro “flegreo”: si tratta di Giuseppe Muto, 28 anni, residente a Quarto.