QUARTO – Non c’è stato nulla da fare per fermare le ruspe. La palazzina di via Pisani sulla quale pendeva da tempo un ordine di demolizione in quanto ritenuta abusiva, è andata giù. All’interno ci abitava un’intera famiglia che al pian terreno della stessa struttura avevano anche un panificio, unica loro fonte di reddito. Dopo alcuni giorni di stand-by – la demolizione era stata programmata per lo scorso 25 novembre – alla fine l’abbattimento si è praticamente concluso tra lunedì ed oggi.

LA TESI DIFENSIVA – Vani anche gli sforzi sul fronte giudiziario, affrontati dall’avvocato Bruno Molinaro e che vertevano principalmente su due fronti. Il primo vedeva al centro quanto stabilito nel 2015 dai procuratori di Avellino, Torre Annunziata, Nola, Santa Maria Capua Vetere e Napoli Nord in tema di demolizioni: una scala di priorità da attribuire alle opere da buttare giù. Al primo posto quelle pericolanti e che rappresentano un pericolo per la pubblica incolumità; a seguire quelle realizzate su suolo demaniale o aree sottoposte a vincoli ambientali; quelle appartenenti alla criminalità organizzata, quelle ancora incomplete, fino ad arrivare a tutte quelle che non rientrano nei casi precedenti. Secondo il legale, la palazzina di via Pisani rientrava nell’ultima caso e dunque sarebbe stata da abbattere dopo altre.

“REATO IN PRESCRIZIONE” – Inoltre, il caso da lui trattato sarebbe stato da considerare come un reato penale e non come infrazione amministrativa, e dunque sottoposto a prescrizione. Questo perché il tempo trascorso dalla realizzazione dell’opera, ben 25 anni fa, e la data stabilita per l’abbattimento sarebbe troppo lungo. A stabilirlo persino la Corte europea per i diritti dell’uomo in un caso del tutto simile a quello di via Pisani, ma avvenuto in Belgio. Vano anche l’ultimo ricorso presentato poco prima del via alla demolizione.