QUARTO – La Corte di Appello di Napoli ha scritto una nuova e probabilmente definitiva pagina giudiziaria nei confronti del clan Polverino, rideterminando le pene inflitte in primo grado per alcuni esponenti e disponendo la confisca per decine di ville, box, auto e imbarcazioni. Il collegio difensivo – composto dagli avvocati Briganti, Saccomanno, Marsico, Branca, Trofino, Esposito e Alaio – è riuscito però a dimostrare per alcuni degli imputati che questi non fossero capi e promotori dell’organizzazione camorristica.

SCONTI E CONFERME – In primis per Salvatore Liccardi, alias Pataniello, per il quale la Quinta sezione presieduta da Maurizio Stanziola ha stabilito, appunto, l’esclusione del ruolo di promotore del clan. Ma per il 43enne resta la condanna a 30 anni di carcere. Tra sconti e conferme delle pene inflitte in primo grado nel 2015, queste le altre condanne: 28 anni per Fabio Allegro, Salvatore Cammarota 26, Attilio Cesarano 12, Angelo D’Alterio 12, Giuseppe D’Errico 7, Stefano Gallotti 12, Nicola Imbriani 12, Ciro Manco 26, Gaetano Montalto 12, Carlo Nappi 18, Castrese Paragliola 7, Roberto Perrone 8, Giuseppe Perrotta 27 anni e 11 mesi, Antonio Polverino 20, Giuseppe Simeoli 24, Raffaele Vallefuoco 12. Gli imputati sono stati anche condannati al pagamento delle spese processuali per le parti civili Sos Impresa, Comune di Quarto e Adoc Napoli e Campania – rappresentate dagli avvocato Alessandro Motta e Attilio Belloni – pari a 3500 euro per ognuno.

CONFISCATI VILLE E TERRENI – Sterminato l’elenco dei beni confiscati. Tra questi ci sono terreni,società e abitazioni intestati a Nicola Imbriani e ai suoi familiari, situati soprattutto a Quarto. Non manca un lungo elenco di beni confiscati ad Aulla, in provincia di Massa Carrara. Confiscati anche beni intestati alla moglie di Roberto Perrrone e a Castrese Paragliola. Tra 90 giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza.