POZZUOLI – Accumulo di rame in un terreno agricolo di Pozzuoli. La scoperta è stata effettuata dai carabinieri della stazione Forestale che hanno riscontrato nell’appezzamento anche una coltivazione di prodotti agricoli destinati al consumo umano. L’area è stata così interdetta al pascolo e alla coltivazione foraggera. Il campo di 1076 metri quadrati è risultato avere – a seguito di analisi di laboratorio – “parametri critici dell’elemento rame“. Da qui l’ordinanza emessa dal sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, che ha imposto al proprietario del fondo rustico il divieto di produzioni agroalimentari con interdizione al pascolo e alla coltivazione foraggera. Il provvedimento nasce per vietare l’utilizzo dei prodotti agricoli coltivati in questo terreno sia per la destinazione all’autoconsumo che per l’eventuale commercializzazione.

I RISCHI – Il rame viene utilizzato in agricoltura come antifungino ma un utilizzo eccessivo di questo metallo pesante può causare una serie di problemi al terreno, generando anche lo sviluppo di batteri, funghi e lombrichi. A lanciare l’allarme anche Stefania Tegli, ricercatrice del Dipartimento di Scienze delle Produzioni agroalimentari e dell’ambiente dell’Università di Firenze: “Il rame che viene utilizzato come antiparassitario tende in pratica ad accumularsi nell’ambiente, in particolare nel suolo. E, dal terreno, può raggiungere e inquinare le falde acquifere, determinando gravissimi rischi ambientali ed ecotossicologici su un ampio spettro di organismi e microrganismi”. “Il rame determina un aumento allarmante, nella microflora degli agroecosistemi, della percentuale di batteri resistenti agli antibiotici, che finiscono col costituire una sorta di serbatoio di geni per l’antibiotico-resistenza. Questi geni sono presenti su elementi mobili del loro genoma, i plasmidi, che possono essere trasmessi con facilità anche ai batteri patogeni di uomo e animali, rendendoli così a loro volta resistenti agli antibiotici e vanificandone di fatto l’azione profilattica e terapeutica in medicina umana e veterinaria”.