Eduardo Cerlisio esibisce il condono ricevuto dal comune di Pozzuoli

POZZUOLI«Quando è arrivata la concessione edilizia per la nostra casa ci siamo abbracciati e abbiamo festeggiato. Sembrava la fine di un incubo e l’inizio di un sogno. Invece l’incubo è arrivato e ancora siamo increduli» racconta Eduardo, 62 anni, operaio in pensione con alle spalle una lunga vita di sacrifici e privazioni. Accanto ad Eduardo c’è la moglie Maria Rosaria che da quando ha ricevuto la notizia dell’abbattimento della loro casa piange praticamente tutti i giorni. Una coppia di coniugi, brave persone come tante, che nel corso della loro vita hanno commesso un solo errore, quello di costruire una casa abusiva. «Non avevamo i soldi per pagare un fitto, le banche non ci concedevano il mutuo e piano piano abbiamo costruito questa casa che dopo 27 anni non abbiamo ancora completato» racconta il capofamiglia. Il 19 novembre la loro casa e quella della sorella di Eduardo, che insieme formano un unico corpo, verranno abbattute nonostante il condono ricevuto dal comune di Pozzuoli nel 2014 costato oltre 40mila euro. Un paradosso che rende ancora più amara e triste la decisione della Cassazione dopo il ricorso della Procura di Napoli.

LA VICENDA – Le due abitazioni sorgono in via Cupa delle Fescine, a Monterusciello, nella zona denominata “Castagnaro”. Qui, nel 1991 Eduardo insieme alla moglie Maria Rosaria, alla sorella Annunziata e al marito di quest’ultima Gennaro Monaco, decisero di costruire due abitazioni, una accanto all’altra dopo aver ereditato un terreno. L’anno dopo arrivarono i sigilli, con una denuncia penale a carico di Maria Rosaria, poi rimossi a cui seguì il completamento dei due edifici. Nel 1994 le due famiglie aderirono al condono che dopo 10 anni portò al rilascio della concessione edilizia da parte del comune di Pozzuoli insieme a due sentenze favorevoli in primo grado e in Appello. Ma, quando sembrava che tutto fosse stato regolarizzato secondo quelle che erano le norme vigenti in materia di edilizia, nel 2017 è arrivata la sentenza di abbattimento.

LA PROCURA “CONTRO” IL COMUNE – L’ordine di abbattimento è arrivato dopo il ricorso del Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione che ha impugnato la sentenza della Corte di Appello in quanto “la legittimità dei permessi, rilasciati “frazionando” l’abuso e così superando il limite dei 750 metri cubi previsto dall’art. 39 L.724/94 per ogni singola richiesta di concessione edilizia in sanatoria”. In sintesi, i giudici hanno accolto la tesi del Procuratore che contesta alle due famiglie di aver frazionato in un secondo momento l’edificio, in maniera tale da aggirare il limite dei 750 metri cubi per ottenere la concessione edilizia. Secondo l’accusa, infatti, in virtù dei sigilli arrivati nel 1991, non vanno considerati due edifici bensì uno di quasi 1.200 metri cubi e che supera quindi il “limite” per ottenere la sanatoria. Ciò, nonostante le domande di condono e le concessioni edilizie rilasciate dal comune di Pozzuoli siano due. “Presupposta l’inammissibilità del condono edilizio di una costruzione quando la richiesta di sanatoria sia stata presentata frazionando l’unità immobiliare in plurimi interventi edilizi, essendo illecito l’espediente di denunciare fittiziamente la realizzazione di plurime opere non collegate tra loro quando invece le stesse risultino finalizzate alla realizzazione di un unico manufatto e siano ad esso funzionali si da costruire una costruzione unica” si legge nell’ordinanza di abbattimento.

IL DRAMMA – «Nel corso degli anni non sono serviti atti di divisione, l’esistenza di due numeri civici e di due distinti nuclei familiari che ci abitano e che hanno sempre pagato le tasse, a partire da quelle sulla casa -spiega Eduardo- Eravamo disposti anche a presentare un progetto di riduzione e di divisione delle due case ma niente, nessuno ci ha ascoltati. Siamo rimasti soli, nessuno ci aiuta. Dopo 27 anni e un condono edilizio le nostre case andranno giù e noi saremo costretti a pagare un fitto senza avere la possibilità visto che abbiamo destinato un quinto della mia pensione per pagare i 12mila euro per la Cassazione. Vi prego aiutateci, non abbattete le nostre case».

L’APPELLO