Antonio e Andrea Ferro

POZZUOLI – Una vacanza interrotta per ritornare nel proprio “quartier generale” per rimettere ordine tra gli affiliati che li avevano “spodestati” dal ruolo di capi. Così Antonio e Andrea Ferro in fretta e furia lasciarono Sorrento alla volta di Monterusciello dove i fratellastri Pasquale Dello Iacolo, detto “Pascalone” e Pio Aprea, detto “Piariello”, si erano auto eletti reggenti di uno dei tre clan che tra il 2010 e il 2015 agirono sotto il cartello dei Longobardi-Beneduce. Lo “sgarro” costò una “clausura” forzata a Dello Iacolo, ras di Reginelle gambizzato nei mesi scorsi all’esterno di un locale di via Campana, che per mesi fece perdere le proprie tracce per il timore di ritorsioni nei propri confronti. Quest’ultimo, dopo aver ricevuto il “perdono” dei boss anche grazie alla mediazione del fratellastro Pio Aprea, aveva ricevuto dai fratelli Ferro un sostegno economico in carcere dove ci era finito in seguito all’arresto per estorsione ai danni di una società che gestisce ambulanze. Ferro racconta anche dell’entrata nel clan di Dello Iacolo che, come nel caso di Napoleone Del Sole, avvenne attraverso un “giuramento” a cui seguirono regali materiali da parte dei boss. Simboli e rituali della “cultura” camorrista che si sono ripetuti nel corso degli anni, indipendentemente dal clan predominante.

Pasquale Dello Iacolo

IL RACCONTO“Quando è entrato nel clan, oltre ai parcheggi si è occupato anche di estorsioni. -racconta Antonio Ferro riferendosi al ras di Reginelle- Rosario Guarino mi avvisò che Pasquale Dello Iacolo e Pio Aprea stavano facendo “casino” in quanto andavano in giro a dire che io e mio fratello, che in quel periodo eravamo in vacanza, non comandavamo più il clan e che c’erano loro al posto nostro. Interruppi la mia vacanza a Sorrento e mi recai da…omissis…che mi confermò quanto appreso da Guarino. Dello Iacolo, appena seppe che ero tornato a Pozzuoli, si chiuse in casa per diversi mesi; con Aprea invece, piano piano ripresi i contatti.” Una ricostruzione dei fatti resa dal pentito Antonio Ferro le cui dichiarazioni -è doveroso precisarlo- sono agli atti del processo anti camorra Iron Men ancora da dimostrare e che al momento vedono gli accusati estranei ai fatti.

Pio Aprea

I PARCHEGGI – Ma torniamo a ciò che accadeva a Pozzuoli e alle attività di un clan che non ha mai allentato la morsa sui parcheggi che venivano gestiti direttamente, attraverso propri affiliati, oppure mediante le estorsioni. Una situazione nota in città e che avveniva anche a via Napoli, Arco Felice e in via Campi Flegrei. In questo caso il pentito fa esplicito riferimento ai parcheggi di via Campana: “Dello Iacolo si occupava anche delle estorsioni alle ambulanze ala Schiana; ci andava anche a recuperare settimanalmente anche i soldi delle estorsione dai parcheggiatori abusivi dall’Oasi Felice di via Campana, che lavoravano insieme ai lui. Lo stesso parcheggio è stato poi ceduto a Palumbo Nicola perché ci lavorava un suo parente, se non sbaglio il fratello del cognato.”

IL DONO DEL BOSS – Infine i rituali e i simboli del clan, descritti dal boss: “A Dello Iacolo ho regalato una macchina usata, si tratta di un’utilitaria di colore rosso, di marca giapponese. Ricordo che era intestata alla mia amante e successivamente credo sia stata intestata alla moglie di Dello Iacolo. Dopo che è stato arrestato per estorsione, nonostante avesse avuto quell’atteggiamento, poiché mi ero chiarito col fratellastro Aprea, io e mio fratello decidemmo di sostenerlo economicamente, per rispetto verso Aprea. Ricordo che gli mandavamo 150 ero circa a settimana.”