Lo stadio "Antonino Pio"

Pozzuoli, cultura e turismo, un trinomio che da anni assilla, cittadini e politici. Lo sterminato patrimonio archeologico culturale viene da tutti visto come il volano per innescare una economia florida che poggi le basi sul turismo. Un patrimonio, quello che è sul territorio di Pozzuoli, molto spesso non valorizzato e mortificato Il simbolo più lampante di questa situazione è senza dubbio lo stadio “Antonino Pio”, i cui scavi sono terminati oltre 3 anni fa e sonoi costati alla collettività 4 milioni di euro. Il sito archeologico fu inaugurato alla presenza del gota della politica, con tanto di Sindaco, Presidente di Regione e Ministro presenti all’evento.

PRIMA APERTO POI ABBANDONATO – Antonino Pio è stato aperto al pubblico per un brevissimo tempo prima di essere abbandonato a se stesso, senza ne essere visitabili ne essere curato. Il prezioso sito archeologico si trova lungo la Via Campi Flegrei, l’importanza del sito è inestimabile, infatti secondo gli studiosi lo Stadio Antonino Pio sarebbe l’unico esempio in Italia di un luogo dedicato alle “Eusebeya”, cioè ai giochi atletici romani che possono essere assimilati alle olimpiadi dell’antica Grecia. L’unico altro esempio di struttura del genere dovrebbe trovarsi a Roma, sotto quella che è oggi Piazza Navona, quindi impossibile da riportare alla luce. Antonino Pio con ogni probabilità era quasi un tutt’uno con l’Anfiteatro Flavio, una struttura imponente che ha già pagato il suo prezzo alla modernità, dato che gli scavi che oggi sono visibili sono solo una parte dell’antica struttura, infatti la moderna strada negli anni ’50 lo troncò in due.

4 MILIONI DI EURO SOLO PER GLI SCAVI – Gli scavi per riportare alla luce il prezioso sito sono costati alla collettività oltre 4 milioni di euro, una spesa importante che però ha consegnato un reperto unico. Cosa resta oggi a pochi anni dagli scavi?? Un cancello chiuso dietro il quale la vegetazione sta avendo la meglio delle antichità. Da ormai due lunghi anni l’accesso allo stadio è precluso a tutti e da oltre un anno non si effettua alcuna manutenzione al suo interno, la vegetazione che ormai regna sovrana può anche mettere in pericolo la stabilità delle rovine. Ironia della sorte se “Antonino Pio” fosse ancora coperto dal terreno che per duemila anni lo ha sepolto correrebbe meno rischi di quanti ne corre ora, il terreno lo proteggeva dalla intemperie e della vegetazione che oggi invece ne mina pericolosamente la stabilità.

ORA MANCANO I FONDI – Mancano i fondi per assicurarne l’apertura ma mancano anche i fondi per garantirne un minimo di manutenzione. Dopo lo smantellamento delle industrie pesanti sul territorio l’archeologia può essere uno dei pochi volani per rilanciare un’economia allo stremo. Occorrono immediati investimenti da parte delle istituzioni per garantire prima giusto decoro al sito e successivamente la fruizione da parte dei turisti e residente in modo anche da creare un po’ di economia attorno al prezioso sito archeologico


 

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ANGELO GRECO