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Cani maltrattati

CAMPI FLEGREI – Combattimenti tra cani, corse clandestine di cavalli, macellazioni abusive, pesca di frodo, traffico di fauna selvatica, tratta di cuccioli: sono questi i crimini contro gli animali gestiti dalla criminalità in Campania che emergono dal Rapporto Zoomafia 2015 redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV. La nuova edizione del Rapporto, “delinquenti, trafficanti, affaristi e crimini contro gli animali”, alla sua sedicesima edizione, analizza lo sfruttamento illegale di animali ad opera della criminalità nel 2014.  «Ancora una volta la Campania si conferma, purtroppo, un osservatorio privilegiato per i crimini a danno di animali – sostiene il dottor Ciro Troiano, criminologo, responsabile dell’Osservatorio Nazionale  Zoomafia della LAV e autore del Rapporto –. Lo sfruttamento criminale degli animali rappresenta, nelle sue diverse forme, un’importante fonte di guadagno per i vari gruppi di delinquenti dediti a tali traffici».

TRAFFICO DI CUCCIOLI – Il traffico di cuccioli trova in Campania centri di arrivo e smistamento di animali tra i più organizzati e importanti nell’intero Paese. Tra le persone denunciate l’anno scorso, perché coinvolte nel traffico internazionale di cuccioli, vi sono diversi campani, tra l’altro alcuni dei quali già recidivi e denunciati più volte. 220 cuccioli destinati alla vendita nel Casertano sono stai sequestrati in provincia di Bologna, dal valore complessivo, una volta venduti, di circa 170mila euro. I confini tra commercio legale e traffico illegale sono labili e non solo perché le rotte e la provenienza sono le stesse, ma perché molte volte, dietro importazioni legali e autorizzate vengono celati, tra i meandri di documentazione, certificati e passaporti, animali clandestini. Nei Paesi di origine i cuccioli vengono comprati per pochi euro, spesso arrivano ammalati e accompagnati da falsi pedigree e da documentazione contraffatta.

Cavalli allenati per corse clandestine sulle spiagge di Cuma e Torre del Greco
Cavalli allenati per corse clandestine sulle spiagge di Cuma e Torre del Greco

CORSE CLANDESTINE E SCOMMESSE – Le corse clandestine attraggono ambienti criminali compositi. A volte si assiste a cartelli inediti formati da persone diverse sia per estrazione sociale che per appartenenza al mondo malavitoso. Nel 2014 sono stati confiscati alla criminalità organizzata complessivamente 10 cavalli da corsa, tra cui alcuni discendenti di Varenne, e un centro ippico nel Casertano. Dietro le corse illegali ci sono maltrattamenti, violenze e la morte dei cavalli su strada, o che restano feriti gravemente a seguito di incidenti e finiti sul posto. Continuano le segnalazioni relative agli allenamenti sulla Litoranea di Torre del Greco e sulla spiaggia di Cuma e in altre zone. Su YouTube tantissimi video di corse clandestine di cavalli, girati dagli organizzatori, svolte in Campania, con tanto di colonna sonora di cantanti neomelodici.

CORSE IPPICHE – Altro settore di infiltrazione della criminalità organizzata è quello delle corse ippiche ufficiali, dove l’illiceità delle attività può riguardare sia la gestione delle scommesse presso i punti autorizzati sia la gestione delle stesse corse che possono essere influenzate da accordi occulti tra scuderie o driver, da atteggiamenti minatori verso i fantini o dalla pratica del doping sugli animali. Secondo i dati del laboratorio ufficiale per le analisi antidoping, diversi cavalli che correvano in gare ufficiali in Campania nel 2014 sono risultati positivi a qualche sostanza vietata. All’ippodromo di Aversa sono risultati positivi 9 cavalli, a Napoli 13 e a Pontecagnano 3. Altrenogest, Betametasone, Caffeina–Teofillina, Carbazocromo, Desametasone, Dimetilsulfossido, Diossido di Carbonio, Ecgonina Metilestere, Fenilbutazone, Idrossi Xilazina, Metocarbamolo, Ossifenilbutazone, e Triamcinolone Acetonide: queste alcune delle sostanze trovare nei cavalli da corsa in Campania nel 2014. Tra i casi accertati all’ippodromo di Agnano anche due cavalli positivi alla Benzoilecgonina (metabolita della cocaina).

COMBATTIMENTI – I combattimenti tra cani sono ritornati ad essere un’emergenza. Già da alcuni anni avevamo indicato segnali che facevano intravedere una ripresa del fenomeno, ma ora possiamo dire, agli esiti giudiziari e investigativi, che ci troviamo innanzi ad una nuova emergenza. Ritrovamenti di cani con ferite da morsi, sequestri di allevamenti di pit bull, pagine Internet o profili di Facebook che esaltano i cani da lotta, segnalazioni, persone denunciate: questi i segnali che indicano una recrudescenza del fenomeno in Campania. Preoccupante il coinvolgimento di minorenni.

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Casi di bracconaggio e traffico di animali

BRACCONAGGIO E TRAFFICO – Boa, pitoni gheppi, gru damigella, parrocchetti, iguane: sono solo una parte degli animali sequestrati in Campania nel 2014. Oltre 600 solo le tartarughe. Un traffico fiorente e preoccupante. L’uccellagione e la vendita di fauna selvatica, in particolare di cardellini, trovano in Campania, soprattutto a Napoli e Caserta, mercati illegali molto attivi nei quali sono coinvolti pluripregiudicati. Alcuni uccellatori sono stati arrestati in flagranza per furto di fauna selvatica. Molti uccellatori napoletani vanno in trasferta in Puglia e Lazio per catturare gli uccelli e rivenderli poi nei mercati campani.  Il bracconaggio sulle isole, in particolare Ischia, e in alcune zone in provincia di Napoli e Caserta, si presenta come un’attività sistematica e organizzata. Armi clandestine, munizioni illegali, fucili con matricola abrasa, richiami acustici vietati, reti, trappole, caccia in parchi nazionali, in periodo di chiusura, porto abusivo di armi, maltrattamento, furto venatorio, persone arrestate: è la cornice del bracconaggio campano.

UN MARE DI ILLEGALITA’ – Sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel comparto della pesca e della vendita di pesce, si registrano diversi interventi dell’antimafia. Nel 2014 sono state sequestrate società operanti nel settore della grande distribuzione di prodotti ittici ad esponenti di un clan camorristico. Ma vi è una sorta di illegalità diffusa che va dalla pesca al commercio al dettaglio. Raccolta di datteri, di cannolicchi e ricci di mare destinati al mercato clandestino di ristoratori compiacenti;  pesca illegale di tonno rosso; pesca di frodo con esplosivi; frutti di mare raccolti in acque inquinate; vendita di pesce sottomisura; allevamenti di cozze abusivi; uso di mezzi non consentiti; prelievo di acqua di mare per essere venduta alle pescherie per “rinfrescare” il pesce, senza essere filtrata nè depurata: sono solo gli aspetti più noti dell’illegalità nel settore della pesca.

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Animali esotici catturati e venduti

LA CUPOLA DEL BESTIAME – Un vero sistema di malaffare legato alla gestione di allevamenti, alle truffe, al furto di animali “da allevamento”, alla falsificazione di documenti sanitari e, spesso, con infiltrazioni della criminalità organizzata, inquina il comparto zootecnico. Allevamenti “lager” con animali maltrattati e allevati senza alcun rispetto per le norme igienico-sanitarie o macellati clandestinamente; un mattatoio abusivo in cui venivano macellati conigli; bovini rubati o abbandonati al pascolo senza controllo; animali da allevamento trasportati in condizioni esasperate: questi alcuni casi accaduti in Campania. Ancora: vitelli caricati a calci nella pala di un trattore, colpiti con pesanti mazze, annegati nelle pozze di conferimento dei liquami, lasciati morire di fame e sete nel fango, sotto gli occhi delle loro stesse madri: questa è la drammatica fine dei cuccioli maschi delle bufale da latte in Campania, documentata nella videoinvestigazione realizzata dall’associazione Four Paws International e diffusa dalla LAV. Le varie relazioni semestrali della DIA citano spesso casi relativi alle infiltrazioni da parte di gruppi camorristi campani nella zootecnia e ai tentativi di controllare la “filiera” della carne o della produzione di latticini.

ALIMENTI DI PROVENIENZA INCERTA – Altro settore di interesse criminale, anche se non strettamente riconducibile alla classica criminalità organizzata, è quello delle sofisticazioni alimentari che determina sempre maggiore allarme sociale. Tonnellate di alimenti di origine animale sequestrate. Circa 9000 uova, detenute in cattivo stato di conservazione;  salumi e formaggi, posti in vendita oltre il limite di scadenza consentito; quintali di latte vaccino privo di tracciabilità e di dubbia provenienza; mozzarelle, ricotte e formaggi privi dell’etichettatura prevista per legge e di provenienza incerta; 500 chilogrammi tra scampi, calamari, alici, polpi, e vongole, venduti in cattivo stato di conservazione: questi alcuni casi accertati in Campania nel 2014.