POZZUOLI – Ci sarebbe un tentativo di estorsione dietro le risse andate in scena venerdì a via Napoli. Dopo le violenze, infatti, una barca è stata data alle fiamme nello specchio d’acqua tra via Napoli e il Rione Terra, nell’area meglio conosciuta come “dietro ai blocchi”. Qui si sarebbe consumata la vendetta dopo i due episodi di Corso Umberto I. Ipotesi alla quale stanno lavorando i poliziotti del Commissariato di Polizia di Pozzuoli intervenuti sul posto.

L’AVVERTIMENTO – Ma andiamo con ordine nel racconto dei tre episodi che, stando alle indagini, avrebbero un unico filo conduttore: una tentata estorsione da 100 euro per il “parcheggio” della barca. Un business nelle mani dei Longobardi e di storiche famiglie del posto, che avrebbero preteso i soldi dalla vittima. Tutto è nato da un’imbasciata fatta recapitare al destinatario attraverso giovani parenti che venerdì si trovavano in strada. Qui, il gruppo di giovani del posto, avrebbe incontrato i coetanei e dalle parole si è passati ai fatti dando vita ad una violenza cieca. Ad avere la peggio i parenti della presunta vittima di estorsione, finiti in ospedale con le teste spaccate.

LA VENDETTA – Poche ore dopo la vendetta. Uno dei due ragazzi feriti ritornava a via Napoli insieme a un parente e si scagliava contro i rivali, che si trovavano ancora in Corso Umberto I. Ne nasceva una seconda rissa furibonda, fino all’arrivo delle forze dell’ordine. Si vivevano altri momenti di inaudita violenza con il fuggi fuggi della gente. Un’attività commerciale era costretta a chiudere anzitempo.

L’INCENDIO – Poi il terzo episodio della notte di follia: la barca del familiare dei due giovani, che nel pomeriggio avevano avuto la peggio, veniva data alle fiamme. Incendio di chiara matrice dolosa, che si legge come una ritorsione nei confronti di chi non si è piegato al racket del rimessaggio delle barche a via Napoli.