Il boss Giuseppe Polverino, già condannato a 17anni di carcere
Il boss Giuseppe Polverino, già condannato a 17anni di carcere

QUARTO – Li hanno scovati all’interno di una villetta, a Pomezia,in provincia di Roma. Carlo Nappi e Giuseppe Ruggiero avevano fatto perdere le loro tracce dal 2011, da quando vennero eseguite 39 misure cautelari nei confronti di altrettanti capi e gregari del clan Polverino. Nappi e Ruggiero, rispettivamente 58 e 53 anni, devono rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico internazionale di stupefacenti e altri reati connessi alle attività del sodalizio che opera tra Quarto e Marano.

L’ESPERTO DEI COVI – Di Carlo Nappi ne ha parlato ai magistrati anche il collaboratore di giustizia Domenico Verde: «E’ un affiliato al clan Polverino di cui è anche stato killer. È riuscito ad ottenere la certificazione di infermità mentale. Si tratta di certificazione del tutto falsa. So bene ciò in quanto proprio davanti a me zio Carlo ci ha fatto vedere come fingeva le crisi di pazzia grazie alle quali era riuscito ad ottenere la infermità totale di mente. Ultimamente egli si dedicava a preparare i rifugi ove far riparare Polverino Giuseppe in Italia; egli è venuto anche in Spagna ove ha realizzato per lo stesso Polverino Giuseppe, nella sua villa di Coma Ruga, un barbecue. Lo stesso Polverino Giuseppe mi ha raccontato che zio Carlo prepara vere e proprie “trappole”, che vengono sistemate nei luoghi ove si rifugia in Italia per evitare che egli sia catturato». Secondo l’Antimafia partenopea, Carlo Nappi è un affiliato storico del clan, con ruoli di primissimo piano.

L’EDILIZIA IN MANO AL CLAN – Così come lo è Giuseppe Ruggiero il quale, secondo il pentito Massimo Tipaldi, farebbe parte del gruppo di fuoco dei Polverino. Lo stesso collaboratore, nel raccontare delle attività in mano a Giuseppe Ruggiero, alias “Ceppo’e funge” e ad altri affiliati apicali al clan, spiega ai magistrati: «Da quel momento in poi, cioè da quando l’edilizia di Marano passò in mano a Polverino, in maniera capillare tutti coloro che volevano costruire, pubblici e privati, dovevano rivolgersi a loro, nel senso che dovevano prendere da loro sia il calcestruzzo, sia la mano d’opera. Se non l’avessero fatto, sarebbero stati oggetto di ritorsioni di ogni tipo».

CONDANNE PESANTISSIME – Ora entrambi sono finiti in manette. Nel maggio del 2015 Carlo Nappi è stato condannato a 30 anni di carcere, mentre Ruggiero ne deve scontare 20. Tra i ricercati del clan resta lo zio del boss Giuseppe Polverino, il 73enne Antonio Polverino, detto zio Totonno: l’uomo è stato condannato a 24 anni di carcere, ma è introvabile.