RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – «Sono una cittadina quartese e volevo rendere nota la nostra situazione. Il mio nucleo familiare è composto da 4 adulti e 3 bambini, di cui due gemellini di 3 mesi e mezzo e l’altro di 7 anni. I miei genitori, il 18 ottobre, fanno il tampone per il Covid in seguito al manifestarsi dei sintomi. Mando una email al medico di base che tarda a rispondere e nel frattempo mia mamma invalida comincia ad avere febbre e tosse. Chiamo la guardia medica e per fortuna il medico di turno lavora al dipartimento. Così in un paio di giorni la sottopone a tampone. Abbiamo i risultati: esito positivo. Comincia così l’isolamento assoluto. Ci hanno detto – non chi di dovere perché non hanno svolto i loro compiti – ma parenti qualificati di effettuare la cura che prevede il protocollo. Attendiamo, passano le ore, giorni e tutto tace. L’abbandono assoluto. Chiamo Asl, carabinieri assistente sociale, vigili ed è un continuo scaricabarile. Con tre bimbi stare chiusi in una stanza, cercando di proteggerli come ogni mamma cerca di fare, non è facilissimo in queste condizioni. Onore alla pediatra che veramente non mi ha la lasciata mai sola, chiamandomi per rassicurarsi sullo stato di salute dei bimbi. Comunque, ad oggi 9 novembre, noi siamo ancora in attesa del primo tampone e i miei genitori del secondo. È letteralmente assurdo. Mi dispiace doverlo ammettere, ma Napoli è sicuramente tanto altro. Solidarietà, sole, mare ma anche malasanità».
Lucia