POZZUOLI – Spunta anche il nome di Carlo Avallone nei racconti del pusher pentito Teodoro Giannuzzi detto “Teo”, che racconta i retroscena della sua affiliazione al gruppo misto nato nella fase di contrasto tra i Polverino e gli Orlando. Teo, infatti, gravato da condanne per reati legati allo spaccio di stupefacenti per conto del clan Polverino, dalla data di scarcerazione – nel febbraio del 2014 – aveva militato all’interno del gruppo residuo dei Polverino, sempre occupandosi del settore degli stupefacenti ed ha partecipato all’ascesa criminale del nuovo gruppo per conto del quale ha iniziato a smerciare droga. Un personaggio che aveva rapporti con Marano, Quarto e Pozzuoli, come testimonia la conoscenza con Carlo Avallone e il rapporto di reciproca fiducia che addirittura li spinse a barattare un orologio con una mitraglietta “scorpion”. Il racconto testimonia anche la disponibilità di armi che aveva il “boss fantasma” di cui, durante la cattura avvenuta lo scorso 24 dicembre da parte dei reparti speciali del Gis dei carabinieri, non è stata trovata traccia.

LO SCAMBIO – Lo racconta lo stesso pentito che ricostruisce lo scenario criminale di cui faceva parte nel periodo tra gennaio e febbraio del 2016, un anno prima dell’ascesa del boss fantasma che per 6 mesi ha scatenato una guerra unilaterale contro gli uomini del clan Longobardi per il controllo delle piazze di spaccio tra Monterusciello e Licola mare. “Non ricordo bene il mese, una sera, parlando fuori al bar con Armandino, questi mi disse che gli piaceva una mitraglietta “scorpion”, così, per tenermelo buono e per quieto vivere, la recuperai da Avallone Carlo, al quale avevo regalato un orologio, che mi ricompensò dandomi questa mitraglietta “scorpion” di colore nero, che consegnai personalmente a “Ciruzzo”, cioè Di Lanno Ciro e Cristofaro Candela, da far recapitare ad Armando”. Un regalo che fu particolarmente gradito come lo stesso Armando confermò in un successivo incontro tra i due. “Incontrai poi Armando dopo tanto tempo e mi disse che la mitraglietta gli era piaciuta perché era nuova e quindi mi ringraziò”.