di Gennaro Del Giudice

Montaggio arrestiPOZZUOLI – Due condanne e un’assoluzione. E’ questa la sentenza della Corte di Appello di Napoli nei confronti di tre uomini del clan, finiti in manette nel 2008 nel corso di un’operazione contro il traffico di droga gestito del clan Beneduce  nei quartieri di Monterusciello, Rione Toiano e a via Napoli. Si tratta di Antonio Luongo, 37 anni, detto “o pazz”,  condannato a 8 anni di reclusione in quanto ritenuto capo e promotore di un’organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti; Pasquale Fabio Lucci, 35 anni, condannato a 9 anni; e Giovanni Marfella, 28 anni, assolto dopo una precedente condanna a 10 anni. I tre sono difesi dagli avvocati Antonio Abet, Giuseppe Perfetto e Achielle Rinforzi.

 

Antonio Luongo
Antonio Luongo

SENTENZE RIBALTATE – Sentenze ribaltate dopo che nel 2011 la Cassazione aveva annullato le pesanti condanne nei confronti dei tre. Infatti in Primo Grado e poi in Appello Luongo era stato condannato a 26 anni,  Marfella a 10 anni e Lucci a 12 anni di reclusione. Ma la Suprema Corte aveva annullato tutto e il processo era ritornato in Appello. Nel 2011 la tesi difensiva dell’avvocato Abet aveva dimostrato che non sussisteva un sottogruppo del clan facente capo a Luongo e che Marfella e Lucci non facevano da promotori a Luongo. Da qui la decisione della Cassazione di annullare le sentenze fino all’epilogo di ieri.

 

Pasquale Lucci
Pasquale Lucci

GLI ARRESTI – I tre erano finiti in manette per i reati di “associazione per delinquere finalizzata all’acquisto e alla vendita di stupefacente” il 15 luglio 2008 su disposizione del Gip presso il Tribunale di Napoli e su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione scaturì a seguito dei controlli delle attività illecite condotte dal clan Beneduce che ha nel Rione Toiano, a via Napoli e a Monterusciello le piazze di spaccio della droga. Indagini partite dal maggio del 2003, quando fu emessa una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di esponenti della fazione che fa capo a Gennaro Longobardi. Nel corso delle indagini, condotte attraverso le intercettazioni telefoniche ed ambientali e i racconti dei collaboratori di giustizia, partirono serrate attività investigative in merito alla vendita di sostanze stupefacenti al Rione Toiano.

 

Giovanni Marfella
Giovanni Marfella

I RACCONTI – Periodo in cui si registrò l’ascesa di Antonio Luongo, detto “o pazz”, quale braccio destro di Gaetano Beneduce ed uomo di riferimento del clan con collegamenti con il clan Mazzarella di San Giovanni a Teduccio e a Pianura con Palese, presso cui si riforniva della droga. Dalla Procura, sottolinearono ccome «il provvedimento degli arresti, che segue anche il recente arresto di Alberto Cammino, accusato di associazione a delinquere di stampo camorristico, si inserisce nell’ambito delle attività volte a verificare i recenti assetti della criminalità organizzata a Quarto e Pozzuoli, anche alla luce dei gravi fatti di sangue degli ultimi anni, fra cui l’omicidio di Gennaro Perillo (già capozona di Toiano per conto dei Longobardi)» ed il duplice omicidio di Iacuaniello e Di Bonito, avvenuto a Monterusciello. Secondo le ipotesi accusatorie formulate dalla Procura di Napoli, Antonio Luongo, malgrado la sua giovane età, era un personaggio in forte ascesa criminale.