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Il viadotto dell’A16 da cui è precipitato il bus il 28 luglio del 2013

di Alessandro Napolitano

POZZUOLI – Era stata arrestata lo scorso luglio nell’ambito dell’inchiesta della strage del bus a Monteforte Irpino che costò la vita a 40 persone. Oggi Antonietta Ceriola, dipendente della Motorizzazione Civile di Napoli, è potuta tornare a casa. Si trova però agli arresti domiciliari, dopo la decisione del Tribunale del Riesame che ha accolto la richiesta dei legali della donna. Assieme alla 63enne finirono in manette anche Gennaro Lametta, proprietario del bus precipitato dal viadotto di Acqualonga e fratello dell’autista del mezzo, morto in seguito al terribile incidente.

VARIE LE ACCUSE – Ad inizio di luglio venne arrestato anche Vincenzo Saulino, anch’egli della Motorizzazione Civile di Napoli. Le accuse sono, a vario titolo, di falso in atto pubblico, omicidio plurimo colposo e disastro colposo. Secondo la Procura di Avellino, il bus precipitato, non avrebbe mai “passato” la revisione periodica. La documentazione che ne attestava invece il contrario sarebbe quindi un falso.

LA TRAGEDIA – Era il 28 luglio del 2013 quando il bus, di ritorno da un pellegrinaggio, sfondò le protezioni di metallo della carreggiata e volò giù per circa 30 metri. Furono 37 i morti tra i puteolani che viaggiavano su quel bus turistico. Impianto di trasmissione che avrebbe danneggiato quello dei freni durante il tragitto, ma anche cattivo stato dei guardrail lungo quel tratto della A16 non lontano da Monteforte. Queste le ipotesi formulate e che verranno discusse nel corso del processo. Coinvolti nell’inchiesta anche sei funzionari di Società Austostrade per l’Italia.