stradale

NAPOLI – Soldi per chiudere un occhio su violazioni del Codice della Strada in realtà inventate e persino un conflitto a fuoco frutto di una messa in scena per ottenere riconoscimenti dai “piani alti”. E’ quanto ipotizzato dalla Procura di Nola che ha indagato a lungo sulla polizia stradale di Napoli, in particolari su alcuni agenti e sottufficiali che ora devono rispondere di concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici, simulazione di reato, danneggiamento aggravato.

INTERCETTAZIONI E TELECAMERE NASCOSTE – Sono 13 le misure cautelari eseguite dagli stessi colleghi degli indagati. Spiega la Procura: «Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola diretta dal Procuratore Paolo Mancuso, sono state condotte dalla Squadra di Polizia Giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale per la Campania ed il Molise e dalla Sezione Polizia Stradale di Napoli, ed hanno avuto inizio con la denuncia di un imprenditore, che ha lamentato di essere vittima di continue richieste di denaro da parte di operatori della Polizia stradale, che “presidiavano” il suo deposito. E’ così scattata un’articolata attività investigativa, delegata dalla Procura alla Squadra di P.G. della “Stradale”, consistita in acquisizioni documentali, assunzioni di informazioni e soprattutto lunghe e pazienti intercettazioni ambientali e riprese video, anche sulle stesse auto utilizzate dagli operatori infedeli, che hanno consentito di monitorarne l’attività per alcune settimane. Le tecniche utilizzate per tali attività sono state via via raffinate, da parte degli investigatori, così da assicurarne efficacia ed affidabilità. Si è così constatato che alcuni poliziotti avevano anche stabilito un consolidato modus operandi: intimorivano i soggetti fermati per un controllo stradale, contestando vere o presunte infrazioni al Codice della Strada in maniera tale da riuscire ad ottenere un assoggettamento psicologico delle vittime inducendole, infine, a fornire loro somme di denaro. Il mercimonio della funzione, peraltro, veniva ormai liquidato anche per somme modeste, e comunque parametrate a quelle che essi ritenevano le condizioni economiche delle vittime. Addirittura, veniva anche inscenato, in località Lago Patria, un finto conflitto a fuoco, denunciando che, da un veicolo che avevano fermato per controlli, era stato aperto il fuoco contro di loro, che a loro volta avevano risposto: tanto al fine di ottenere riconoscimenti per la loro attività di Polizia. L’esito della complessa attività ha consentito di accertare, nei confronti dei 13 poliziotti, gravi indizi che sono stati oggetto dell’odierna ordinanza di misura cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Nola su richiesta della Procura».

I NOMI DEGLI AGENTI – Questi i nomi degli indagati: Caianiello Vincenzo, di anni 57; Mazzarelli Corrado, di anni 54; Moramarco Giuseppe, di anni 52; Papa Lucio, di anni 47; Esposito Alfonso, di anni 52; Golino Pasquale , di anni 55; Vallone Giuseppe, di anni 41; Laezza Giovanni, di anni 44; Santillo Gennaro, di anni 45; Pezzella Antonio, di anni 42; Di Biase Salvatore, di anni 41; Nisi Federico, di anni 42; Minicozzi Massimo Giuseppe, di anni 46.

“SPREGEVOLE FONTE DI ARRICCHIMENTO PERSONALE” – La Procura di Nola aggiunge: «Le indagini hanno altresì consentito di porre fine alle condotte di questi poliziotti infedeli che, con il loro comportamento volto ad ottenere una spregevole fonte di arricchimento personale, hanno creato un complessivo discredito dell’immagine del servizio pubblico che da essi doveva essere garantito a tutela dell’interesse dei cittadini. Discredito peraltro neutralizzato dalla pregevole condotta della Squadra di P.G. della stessa Polizia Stradale delegata per le indagini, che, agendo con straordinaria professionalità, discrezione, pazienza e padronanza dei mezzi tecnici e delle specifiche conoscenze operative, hanno consentito di concludere brillantemente la delicatissima investigazione».