POZZUOLI – Riceviamo e pubblichiamo dai sindacati dei lavoratori di Poste Italiane che venerdì hanno scioperato contro la privatizzazione delle poste. I dipendenti, dopo gli inevitabili disagi arrecati ai clienti, con la lettera inviata al nostro giornale vogliono spiegare agli utenti le ragioni che li hanno indotti a scioperare.

img_4179LA LETTERA – Il 4 Novembre u.s., cinque OO.SS. di Poste Italiane SLP-SLC-CISL, CGIL, FAILP-CISAL, CONFSAL COM e UGL COMUNICAZIONI sono scese nelle principali piazze Italiane di tutti i capoluoghi di regione, insieme a migliaia di lavoratori postali. Nella sola città  di Napoli – si legge nella nota firmata da Vincenzo Caracciolo, Segretario Regionale SLP CISL Campania a nome di tutte le OO. SS.Aderenti allo sciopero – al corteo che si è snodato da Piazza Mancini a Piazza Matteotti hanno partecipato oltre 5.000 persone che hanno gridato in modo inequivocabile un NO deciso alla privatizzazione di una ulteriore quota di proprietà di poste del 30% , decisa in modo unilaterale dal Governo e condivisa dal management aziendale.

img_4182LE RAGIONI – Inutile sottolineare che la privatizzazione di una ulteriore parte di proprietà darebbe nelle mani del capitale privato il 65% dell’Azienda con conseguenze inimagginabili e pesanti ricadute sull’occupazione, sulla socialità del servizio postale e sulla tenuta stessa dell’azienda nei prossimi anni. Poste Italiane, la prima azienda di servizi in Italia, dà lavoro a 145.000 addetti, con una rete logistica che ci invidia tutto il mondo, con una capillarità di uffici che garantiscono ogni giorno un servizio sociale che nessuna Banca o altra società mai farebbe , è una delle poche Aziende che ogni anno produce centinaia di milioni di utili di bilancio. Allora perché vendere e non guardare ad un futuro di investimenti che porterebbero stabilità, miglioramenti nei servizi e occupazione? La quota di capitale che il Governo ricaverebbe dalla vendita sarebbe di circa due miliardi di euro . Una goccia nell’oceano del debito pubblico, ma anche una somma di danaro che nel giro di tre al massimo 4 anni l’Azienda riuscirebbe a produrre, mantenendo però la proprietà.

sciopero_posteLO SCIOPERO – Per questo lo sciopero del 4 novembre. In piazza c’erano migliaia di lavoratori, compresi tutti i colleghi addetti al recapito di Pozzuoli e gli sportellisti degli uffici dei comuni dell’Area Flegrea tutta. Alla manifestazione ha dato la sua piena solidarietà anche l’Amministrazione Comunale di Pozzuoli , presente al corteo con il Consigliere Comunale Elio Buono e il Vice Sindaco Francesco Cammino, e proprio quest’ultimo è salito sul palco in piazza Matteotti ed ha espresso il suo sostegno ai lavoratori di Poste e di continuare la lotta contro questa scellerata scelta del Governo e del management aziendale per il mantenimento del servizio sociale così tanto importante , specialmente per il ceto più debole. La Piazza ha risposto all’appello fatto, con applausi scroscianti.

sciopero_posteDISAGI A POZZUOLI – La loro presenza era stata richiesta dai rappresentanti sindacali SLP-CISLdel territorio puteolano,che hanno sollecitato un incontro con il Sindaco del Comune di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, per rappresentargli i disagi che si stanno verificando in città,per lanuova riorganizzazione di consegne della corrispondenza a giorni alterni che Poste Italiane ha avviato da circa un mese,generando grossi problemi alla popolazione e con ricadute occupazionali che poi saranno valutate. Oggi questi disagi si manifestano per il servizio di recapito,ma domani potrebbe accadere che , in nome della redditività dell’investimento, il capitale privato, detentore della maggioranza della proprietà , potrebbe decidere la chiusura di qualche Ufficio Postale, non in linea con i ricavi previsti, creando sempre più maggiori problemi a quella parte di italiani che vivono l’ufficio postale come un punto di riferimento insostituibile, in special modo nei piccoli comuni. La sensibilità del Sindaco ha fatto si che si schierasse con le ragioni dello sciopero dei postali e desse la sua piena solidarietà alla giornata di lotta.

sciopero_posteLA CRISI – L’intento del governo è solo uno: fare cassa. Non interessano a nessuno le conseguenze, di tale operazione scellerata; le ricadute occupazionali, che i più ottimisti quantificano nel corso del prossimo triennio in 15.000 / 20.000 perdite di posti di lavoro; la svendita dell’azienda, che da 150 anni ha fatto la storia del nostro paese!! Interessa solo il risultato economico della vendita. Fare cassa per elargire poi oboli a destra e a manca, tralasciando interessi sociali di grande portata. Quello che si stanno inventando per sfasciare questa grande Azienda è veramente inenarrabile. La crisi che nelle ultime settimane ha messo in ginocchio il recapito nella zona Flegrea è dovuta proprio alla partenza della nuova organizzazione di consegne a giorni alterni. Un processo organizzativo che ha dimostrato grandi limiti fin dai primi giorni della sua attuazione. A niente sono valsi gli appelli delle cinque OO.SS. della Campania, firmatarie poi dello sciopero. L’Azienda è andata avanti nel suo progetto, peraltro biasimato anche dalla Comunità Europea, finendo per creare un indescrivibile caos che, purtroppo sta ricadendo sui lavoratori e sui cittadini, mentre i funzionari aziendali sono inermi testimoni di questo sfascio totale.

I LAVORATORI – Sono i lavoratori che finora hanno pagato un prezzo altissimo, che non gli spetta pagare. Due colleghi in Ospedale vittime di stress nervoso, e un altro collega schiaffeggiato da un cliente esasperato perché non riceveva posta da diversi giorni. L’azienda, forte del sostegno governativo, ha sempre sostenuto la tesi che i tagli vanno fatti perché il volume di prodotto da recapitare è molto diminuito,però alle richieste delle 5 OO.SS. regionali, firmatarie dello sciopero, di mostrare i dati, mai è stata data possibilità di verificare i volumi. E’ solo la grande dignità degli addetti al recapito che ancora fa funzionare almeno in parte la consegna della corrispondenza. L’azienda è latitante ed è sorda a qualsiasi richiesta di revisione del progetto, per meglio comprenderne, dati alla mano, i punti di caduta e intervenire. I lavoratori non sono somari da sfruttare, né Poste Italiane è una bottega. Rivendichiamo la nostra dignità di uomini e di lavoratori.

LA BATTAGLIA – continua, le Segreterie Sindacali Nazionali hanno già proclamato lo sciopero delle prestazioni straordinarie, fino al 23 Novembre 2016.La forza della nostra azione sindacale è l’unico baluardo rimasto a fronteggiare l’ipotesi di privatizzazione di Poste Italiane SpA che mette a rischio ventimila posti di lavoro.
Vincenzo CARACCIOLO