I lavori proseguono spediti
In crisi 22 operai Igeca

di Violetta Luongo
POZZUOLI
– Pare davvero una odissea, una storia infinita quella del cantiere del Rione Terra. Dopo mesi di stop a causa della Regione Campania che non sbloccava i fondi promessi e stanziati, poi il braccio di ferro del Consorzio che, nonostante i finanziamenti ottenuti, non riapriva il cantiere, ora a mettersi di traverso è l’impresa Igeca. Subappalto della Fipa dal 1989, l’Igeca, presieduta da Pasquale Palumbo, annovera 22 operai che da oltre 20 anni lavora sulla Rocca per poterla completare e restituire alla città. Sono loro a rischiare ora il licenziamento: se entro venerdì non si snoda la situazione, la cassa integrazione scadrà e gli oltre 20 operai perderanno il posto.

PERCHE’ RIMANGONO FUORI DAL CANTIERE? – Tutto iniziò a luglio, quando i 100 operai entrarono in cassa integrazione straordinaria, i 44 di Fipa un mese prima dei 22 Igeca, quando un mese fa il Consorzio Rione Terra firmò con la Regione ottenuti i soldi, solo gli operai Fipa ritornarono a lavorare, prima solo 20 operai e poi, di volta in volta, i restanti. Gli operai Igeca sapevano di dover aspettare un mese in più rispetto agli altri, ma non avrebbero mai immaginato che scaduti i 30 giorni sarebbero rimasti fuori e rischiato il licenziamento per motivi a loro ancora sconosciuti.

CI SENTIAMO ABBANDONATI – Venerdì 14 novembre è il termine ultimo se non ci sarà un accordo tra l’impresa e il Consorzio i 22 operai saranno licenziati. «Non capiamo il motivo di tutto questo, nessuno ci dice cosa sta succedendo. Ci sentiamo abbandonati – dice l’operaio Claudio Parisi – la nostra paura è che solo 22 operai a rischio non smuoveranno nulla rispetto a quando eravamo in 100 a protestare contro la chiusura del cantiere. Qui sono coinvolte famiglie intere che finiranno per strada se non si corre subito ai ripari. Tenteremo di tutto, mobiliteremo una città intera e occuperemo il cantiere se necessario ma non posso licenziarci dopo 20 anni di lavoro».