Marco Sarracino (foto Repubblica.it)

POZZUOLI – Eravamo certi di essere ai titoli di coda di questa vicenda legata alla scelta del candidato sindaco del Pd (e dunque, tranne colpi di scena, alla scelta del prossimo sindaco) quando è arrivata dalla segreteria provinciale e dal suo giovane segretario Marco Sarracino una richiesta di armistizio. Dal punto di vista di Sarracino, ovvio che sia la scelta più logica: non c’è traccia nel napoletano (ma anche in Campania) di una roccaforte come Pozzuoli in grado di convogliare tra il 26 il 32 per cento dei voti ai Democrat. Perdurando la spaccatura nel Pd, la scissione porterebbe a una drastica riduzione dei consensi. Sarracino ne uscirebbe a brandelli, politicamente. Normale tentare una conciliazione. Il segretario metropolitano non vuole le primarie, ma ha chiesto alle parti un passo indietro, o un passo di lato. Vuole che i due mettano da parte le proprie ambizioni e dicano di sì a un terzo nome.

I NOMI – Il bello è che il terzo nome lo dovrebbe fare proprio il Pd napoletano. Sul tavolo c’è già una triade di candidati (presunti): il professor Dell’Isola, il dottor Carannante e il magistrato Cimmarotta. L’invito di Sarracino è di scegliere in questa rosa il prossimo sindaco. Le risposte di Figliolia (che sostiene Paolo Ismeno) e di Manzoni (che sostiene solo se stesso e nessun altro) non tarderanno ad arrivare. Dicono i soliti ben informati che se Figliolia ha aperto a un terzo nome, Manzoni non ci pensa affatto e va alla carica con le primarie, allargate anche ai nomi della segreteria provinciale. Bisogna scegliere a Pozzuoli: è il pensiero di Manzoni e dei 19 firmatari del direttivo puteolano del Pd. Figliolia la pensa allo stesso modo. Non deve essere il vertice di un partito napoletano dimezzato che solo a Pozzuoli ha il 30% dei voti a dettare agenda e indirizzo.

SPACCATURA – Ma la politica ha sempre mille alternative e i colpi di scena fino a maggio sono dietro l’angolo. Come quello di una scissione elettorale, ovvero che Manzoni decida di andare per conto suo, con le sue liste e i tanti movimenti pronti a sostenerlo. In questo caso si avrebbe un Pd spaccato con due anime a loro volta in due distinte coalizioni: una a sostegno di Paolo Ismeno e l’altra di Gigi Manzoni. Poi c’è l’incognita Filippo Monaco, anche lui candidato sia pure pronto ad intese pre-elettorali.