Procolo Pagliuca

POZZUOLI – «Sono innocente». Procolo Pagliuca, detto Lino, si è professato estraneo ai fatti. Nei confronti del 34enne, figlio di Salvatore (alias Totore ‘o biondo) attualmente detenuto al 41 bis, è stata emessa la scorsa settimana un’ordinanza di custodia cautelare per l’omicidio di Gennaro Perillo, vecchio affiliato alla malavita puteolana e vicino al clan Beneduce. Il delitto si consumò in pieno giorno, il 4 febbraio del 2008, nella villetta comunale del Rione Toiano. Fu il primo episodio di sangue considerato frutto dei nuovi assetti criminali dell’epoca. Secondo quanto emerge dai racconti dei testimoni di giustizia ad uccidere Perillo furono Tonino Luongo e Procolo Pagliuca per conto del clan Longobardi.

L’INTERROGATORIO – L’altra mattina, assistito dall’avvocato Diego Di Bonito, Pagliuca è stato interrogato per rogatoria a Roma. L’uomo ha dichiarato di non poter fornire risposte alle domande del gip. «Non ho commesso il reato», ha detto. Il ras del Rione Toiano si è professato innocente. La difesa intanto ha annunciato ricorso dinanzi al Tribunale del Riesame per chiedere l’annullamento della misura cautelare. Alla base dell’istanza la presunta contraddittorietà delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

IL PERSONAGGIO – Procolo Pagliuca è considerato una delle figure apicali del clan Longobardi-Beneduce. Attualmente sta scontando una pena a 17 anni in regime di carcere duro per associazione per delinquere di stampo mafioso. Il 34enne finì con le manette ai polsi il 24 giugno del 2010 con altri 83 esponenti dell’organizzazione criminale di Pozzuoli. Durante la maxi operazione Penelope furono arrestati anche il padre Salvatore e la madre Partorina Arcone.