di Alessandro Napolitano

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Maurizio Lutricuso

POZZUOLI – «L’ho schiattato, l’ho ucciso dici la verità Cristiano, ti è piaciuto?». Non è la sceneggiatura di una serie tv sulla camorra. Ma parole pronunciate nella realtà, da un killer nemmeno maggiorenne che si vanta davanti ai suoi amici dell’omicidio compiuto poco prima.

“SETTE BOTTE” – A morire Maurizio Lutricuso, 24 anni, il 10 febbraio del 2014 venne colpito da numerosi colpi di pistola all’esterno di una nota discoteca di Pozzuoli. Ucciso con «sette botte» per una sigaretta negata. L’intercettazione ambientale fu resa possibile grazie all’installazione di una cimice nell’abitazione di uno degli amici del killer. Le trascrizioni sono finite nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere ben 60 persone.

BABY-KILLER – Tutti giovanissimi, alcuni anche minorenni e facenti parte del clan Sibillo-Brunetti di Forcella. Carte dalle quali emergono particolari raccapriccianti su quell’omicidio. A parlare è sempre il killer: «Ma davvero stai facendo? Quello è venuto sotto a me, ha chiavato ‘nu pacchero, è partito direttamente con il pacchero è partito – racconta il giovanissimo assassino, facendo riferimento alla rissa scoppiata poco prima nel locale di Pozzuoli – Gugliè l’ho sfondato, trasc, bungete, poi mi ha pigliato il compagno e mi ha alzato in aria». Le parole di autoesaltazione del killer saranno poi seguite da altre che ben fanno capire quanto un omicidio possa per nulla scalfire l’animo dei baby camorristi di Forcella. «Ma che me ne fotte di questa storia, ordiniamo due saltimbocca…».