«Pozzuoli, oltre l’emergenza»
*a cura dell’avvocato Luca Di Procolo
POZZUOLI – Ieri, nel decennale del terremoto che devastò Amatrice e altri comuni del Centro Italia, ho guardato le immagini di quei luoghi a dieci anni di distanza. Le case distrutte, i cantieri, gli spazi ancora vuoti. Ma soprattutto le parole di chi, dopo dieci anni, continua a misurare il tempo in un “prima” e in un “dopo”. Naturalmente Amatrice non è Pozzuoli. Diversi sono i fenomeni, diversa è stata la loro violenza e sarebbe sbagliato dimenticare che quella tragedia costò la vita a centinaia di persone. Eppure, quelle immagini mi hanno inevitabilmente riportato alla mia città. Perché Pozzuoli conosce da sempre il movimento della sua terra. Ma negli ultimi anni quella convivenza antica è tornata a farsi paura, incertezza, precarietà del quotidiano. Per gran parte della mia vita ho vissuto qui. Oggi vivo altrove, ma qui vive da sempre la mia famiglia. Conosco quella particolare forma di appartenenza che lega i puteolani alla propria terra: un legame viscerale, che difficilmente si riesce a spiegare a chi Pozzuoli non l’ha vissuta.
Ed è proprio dentro questa quotidianità che il bradisismo è tornato a occupare uno spazio che pensavamo appartenesse soprattutto alla memoria. Il rumore di una scossa, lo sguardo istintivo verso i lampadari, il telefono controllato nel cuore della notte sono diventati gesti familiari. Dopo gli eventi più forti, come quelli del 31 luglio scorso, ci si ritrova ad aspettare, quasi sospesi, chiedendosi se sia finita o se la terra tornerà a muoversi. Per alcuni, però, questa incertezza ha assunto una dimensione ben più concreta e dolorosa: quella di dover lasciare la propria casa senza sapere quando, e talvolta se, sarà possibile tornarvi. Dietro le ordinanze, le verifiche di agibilità, le mappe ed i numeri ci sono famiglie. Ci sono risparmi investiti in una casa che improvvisamente non può più essere abitata. Ci sono attività economiche che
devono decidere se continuare a investire. Ci sono anziani che hanno già vissuto il bradisismo degli anni Ottanta e che pensavano di non dover affrontare nuovamente quella paura. Ci sono ragazzi che iniziano a domandarsi se il proprio futuro possa davvero essere qui. È questo, credo, il rischio più grande che Pozzuoli corre oggi: non soltanto quello materiale prodotto dal bradisismo, ma quello di abituarsi lentamente all’idea che questa città non possa più offrire una prospettiva normale.
A questa idea non dobbiamo rassegnarci. Non possiamo prevedere se e quando la terra smetterà di muoversi. Ma possiamo, e dobbiamo, pretendere che tutto ciò che dipende dall’uomo venga fatto bene e in tempo. Ciò significa conoscere realmente la vulnerabilità degli edifici, mettere in sicurezza quello che può esserlo, intervenire sulle infrastrutture, garantire vie di fuga e piani di emergenza concretamente praticabili. Significa dare risposte rapide a chi perde temporaneamente la propria abitazione e costruire strumenti che impediscano che un’emergenza naturale diventi, per una famiglia, anche un’emergenza economica e sociale. Pozzuoli non può diventare una città “in attesa”. In attesa della prossima scossa, in attesa che la crisi bradisismica si attenui, in attesa di nuove risorse, di nuovi interventi, di decisioni assunte altrove. Non possiamo permettere che l’incertezza sul comportamento della terra si trasformi nell’alibi per l’incertezza dell’azione dell’uomo. Pozzuoli deve continuare ad avere scuole, commercio, turismo, investimenti, servizi, spazi pubblici e occasioni per i giovani. Deve continuare ad essere una città nella quale valga la pena costruire il proprio futuro. Per farlo serviranno risorse, certamente. Ma le risorse, da sole, non costruiscono il futuro di una città: serviranno la volontà e la capacità di trasformare queste risorse in scelte, progetti e risultati tangibili.
Forse è proprio da qui che occorre partire: dalla consapevolezza che un territorio che convive con una condizione così particolare non possa essere governato soltanto attraverso gli strumenti ordinari o con misure adottate di volta in volta dopo gli eventi più significativi. Serve una prospettiva più ampia, capace di tenere insieme sicurezza, diritto alla casa e sviluppo economico. Sul versante abitativo, accanto agli indispensabili interventi di messa in sicurezza del patrimonio edilizio, occorre avere il coraggio di valutare anche soluzioni diverse laddove continuare a intervenire sugli stessi immobili non rappresenti la scelta più sicura o razionale. L’esperienza maturata a Ischia dimostra che, in
situazioni eccezionali, possono essere previste anche misure di delocalizzazione, accompagnando le famiglie verso soluzioni abitative sicure senza costringerle ad abbandonare il proprio territorio e la propria comunità. Allo stesso modo occorre proteggere il tessuto economico della città. Un territorio sottoposto per un periodo così lungo a una condizione di incertezza non può competere ad armi pari con territori che questa condizione non la vivono. Per questo bisognerebbe avere il coraggio di immaginare per l’intera area flegrea strumenti economici e fiscali rafforzati, utilizzando fino in fondo e, dove necessario, potenziando le opportunità offerte dalla ZES Unica e valutando, per questi
territori, misure ulteriormente incentivanti: incentivi agli investimenti, procedure realmente accelerate e misure capaci non soltanto di compensare le difficoltà delle attività già presenti, ma anche di rendere ancora conveniente investire e creare lavoro a Pozzuoli.
Non si tratta di chiedere privilegi, ma di riconoscere una condizione oggettivamente diversa e di costruire strumenti adeguati ad affrontarla. Perché mettere in sicurezza Pozzuoli senza preservarne la vitalità economica e sociale significherebbe aver risolto soltanto una parte del problema. Il decennale di Amatrice ci ricorda, tra le tante cose, quanto il tempo successivo a un’emergenza possa diventare decisivo. Dieci anni possono essere il tempo nel quale una comunità ricostruisce e ritrova fiducia nel proprio futuro. Oppure possono trasformarsi in dieci anni di occasioni perdute. Pozzuoli questo tempo non può permettersi di sprecarlo. Non sappiamo per quanto ancora la terra continuerà a muoversi. Sappiamo, però, che la città non può restare ferma ad aspettare. Perché convivere con il bradisismo è parte della nostra storia; rinunciare a costruire il futuro di Pozzuoli non può diventare parte del nostro destino.





























