di Gennaro Del Giudice

8 dei 9 condannati per estorsione
8 degli 11 tra boss e affiliati al clan condannati per estorsione

POZZUOLI – Centosei anni di carcere per boss e gregari del clan “Longobardi-Beneduce” di Pozzuoli. Stessa pena per i capi, Gennaro Longobardi e Gaetano Beneduce, condannati con sentenza di primo grado a 14 anni di reclusione per i reati di estorsione aggravata in concorso con le modalità mafiose. Longobardi sarebbe dovuto uscire da carcere nelle prossime settimane, mentre per Beneduce si allunga la detenzione dopo le recenti condanne. Insieme ai due capi sono state condannate altre 9 persone ritenute affiliate al clan “Longobardi-Beneduce”. E’ questa la sentenza di primo grado del processo che vede imputati i due capi della cosca e altri 9 affiliati, letta dal Gip Pasqualina Paola Laviano durante l’udienza che si è tenuta lunedì 12 gennaio presso la 38esima sezione del Tribunale di Napoli.

 

Gennaro Longobardi
Gennaro Longobardi, condannato a 14 anni

I NOMI – Le condanne con sentenza di primo grado sono arrivate per: Gennaro Longobardi e Gaetano Beneduce, che dovranno scontare una pena di 14 anni di reclusione; Francesco Saverio Di Costanzo, condannato a 12 anni di reclusione; Pasquale Di Costanzo, Vincenzo Caiazzo, Gennaro Di Costanzo, Nicola Pisano, Crescenzo Di Lauro e Giacomo Russolillo, tutti e sei condannati a 10 anni di reclusione; pene più leggere invece per Francesco De Felice e Gennaro Testa, che dovranno scontare una pena pari a 3 anni di reclusione.

 

Gaetano Beneduce
Gaetano Beneduce, condannato a 14 anni

IL DOPPIO COLPO AL CLAN – Due i colpi inferti dalla giustizia al clan flegreo. Il primo arrivò nell’agosto del 2013. Dopo anni di estorsioni e vessazioni a carico di imprenditori e gestori puteolani, finì in manette la gang composta da 4 persone. Ad arrestare i ras del clan furono i carabinieri della compagnia di Pozzuoli diretti dal Capitano Elio Norino e dal Tenente Gianfranco Galletta. In quell’occasione finirono in manette i fratelli Pasquale di Costanzo 40 anni e Gennaro di Costanzo 34 anni, Crescenzo di Lauro 44 anni e Nicola Pisano 38 anni, tutti già noti alle forze dell’ordine. Nei loro confronti il gip confermò la disposizione di custodia cautelare dopo il fermo del Pm della Dda di Napoli con l’accusa di estorsione aggravata continuata e per associazione a delinquere di tipo mafioso. I quattro furono rinchiusi nel carcere di Secondigliano.

 

Francesco Saverio Di Costanzo
Francesco Saverio Di Costanzo, condannato a 12 anni

20 ANNI DI ESTORSIONI – Nel corso di indagini coordinate dalla Dda i militari dell’arma accertarono che i quattro, a vario titolo, avevano costretto da anni i titolari di un’officina meccanica e di una impresa edile a pagare il pizzo al clan. In dettaglio, fu accertato che il titolare dell’officina meccanica aveva pagato 5 mila euro all’anno a partire dal 1999 e che titolare dell’impresa edile aveva ogni anno mille e 500 euro a partire dal 1993. Altra dura mazzata quella inferta nel novembre 2013, quando fu eseguita un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque esponenti del clan camorristico Longobardi-Beneduce, tra cui anche i capi Gaetano Beneduce e Gennaro Longobardi. L’accusa è estorsione aggravata dal metodo mafioso. Stando alle indagini portate avanti dagli inquirenti, il gruppo operava per il controllo degli affari illeciti nella zona di Pozzuoli e da anni costringeva alcuni imprenditori a pagare il pizzo con versamenti di denaro in occasione di Natale, Pasqua e Ferragosto.

 

LA “RATA DI NATALE” – L’operazione dei carabinieri de comando provinciale, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli, scattò appena qualche giorno prima che gli affiliati del clan Longobardi-Beneduce facessero il consueto giro per intascare la “rata di Natale” destinata agli “Amici di Pozzuoli” ossia alle famiglie dei detenuti del clan. Era novembre del 2013 quando scattarono le ordinanze di custodia cautelare in carcere che, oltre ai due capi della cosca, interessarono anche altri tre elementi di spicco del clan flegreo: Francesco Saverio Di Costanzo, Giacomo Russolillo e Vincenzo Caiazzo, anche loro già dietro le sbarre in esecuzione di condanne per indagini di camorra.

 

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