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Il boss Gennaro Longobardi

di Alessandro Napolitano

POZZUOLI – Nuova batosta giudiziaria per Gennaro Longobardi, l’indiscusso boss dell’omonimo clan flegreo. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha infatti emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Secondo il magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia, Longobardi avrebbe continuato ad estorcere denaro ad un imprenditore di Pozzuoli per oltre un decennio. Un reato che già gli era costato un arresto assieme a numerosi altri affiliati del clan, tra cui il suo ex “socio in affari” e boss Gaetano Beneduce, altro co-fondatore della compagine criminale operante a Pozzuoli e Quarto. Successivamente, però, Longobardi venne scarcerato in seguito ad una decisione del Tribunale del Riesame (tornando comunque in carcere per altri reati contestati e relativa condanna a 13 anni).

ESTORSIONE PER 10 ANNI – Ma l’Antimafia partenopea ha riesaminato tutta la documentazione a carico del boss, aggiungendo nuovi ed importanti elementi. Tra i quali proprio quelli inerenti la presunta estorsione decennale ad un imprenditore flegreo. Di recente lo stesso Gennaro Longobardi è stato condannato ad altri 14 anni di carcere, sempre per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Una sentenza, tra l’altro identica nel “peso” e che ha riguardato anche Gaetano Beneduce. Longobardi era quasi in procinto di uscire dal carcere, dopo 13 anni di detenzione, ma è arrivata non solo una nuova sentenza. Sulle spalle del boss è piovuta anche una ulteriore ordinanza restrittiva.

NUOVI GUAI PER PALUMBO – Nuovi guai, intanto, anche per Giuliano Palumbo, ritenuto anch’egli “vicino” ai Longobardi-Beneduce, ma appartenente al gruppo dei quartesi, noti come “Quelli del Bivio”. L’uomo era stato arrestato il 23 dicembre scorso assieme a Nicola Palumbo, detto “Faccia abbuffata”, altro pezzo da 90 del clan. Per entrambi, arrestati con una terza persona, l’accusa di aver preso parte ad un’estorsione nei confronti di una coppia di coniugi assegnataria di un alloggio popolare. Ma anche nei confronti del titolare di un’officina di Licola. Estorsione che già aveva fatto scattare le manette per Gustavo Troise, lo scorso 2 febbraio. Proprio in quei giorni il meccanico avrebbe dovuto versare una tranche dell’intera somma di denaro “pattuita”. Ma a fermare Trise furono i carabinieri della compagnia di Pozzuoli, agli ordini del capitano Elio Norino. Gli stessi che hanno indagato sugli ultimi casi di estorsione nell’area flegrea e che hanno portato l’aggiunto dell’ Antimafia di Napoli, Giuseppe Borrelli, ad esprimersi così: «Si tratta dell’ennesima estorsione commessa dalla compagine criminale flegrea, nelle sua varie articolazioni, che vede nelle zona di Quarto una delle più rilevanti roccaforti del clan Longobardi-Beneduce, che, nonostante i numerosi arresti, di cui alcuni avvenuti in tempi recentissimi sempre per reati di analoga natura, mostra ancora segni evidenti di vivacità criminale, incidendo sul tessuto economico flegreo, già in sofferenza per la crisi economica globale».