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POZZUOLI/ Il pentito Di Roberto “spesino” nel carcere di Secondigliano

POZZUOLI/ Il pentito Di Roberto “spesino” nel carcere di Secondigliano
  • Pubblicato24 Marzo 2022

POZZUOLI – Dal clan Sebastiano-Bellofiore ai Longobardi-Beneduce per poi finire la sua ‘carriera’ nella fazione dei Pagliuca che nel 2006 aveva il controllo nella città di Pozzuoli. Il collaboratore di giustizia, Antonio Di Roberto, in passato uomo di spicco della malavita puteolana, ha reso una serie di dichiarazioni che si sono rivelate importanti per l’inchiesta che nei giorni scorsi ha portato all’esecuzione di un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale (22 in carcere e 4 agli arresti domiciliari) nei confronti di 26 soggetti, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e corruzione per commettere atti contrari ai doveri d’ufficio. L’indagine ha permesso di raccogliere numerose prove, anche a riscontro delle dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, circa l’esistenza di una piazza di spaccio all’interno della casa circondariale di Secondigliano, gestita da detenuti mediante il commercio di sostanze stupefacenti.

IL RUOLO DI “SPESINO” – Di Roberto, detenuto a Secondigliano dal 28 aprile 2010 al 6 dicembre 2014 e dall’8 aprile 2015 al 29 luglio 2015, ha riferito del ‘sistema’ esistente in particolare all’AS3 Reparto Ligure, avendo svolto dal 7 novembre 2013 al 10 febbraio 2014 le mansioni di “spesino”, ovvero l’addetto alla distribuzione di generi di prima necessità acquistati dai detenuti. Il collaboratore di giustizia di Pozzuoli ha dichiarato che uno degli agenti di polizia penitenziaria introduceva nel reparto oggetti e generi alimentari non autorizzati, compresi profumi e bevande anche alcoliche. Le sue prime dichiarazioni sono state poste anche a fondamento di un’ordinanza di custodia cautelare emessa nel 2014 nei confronti di un agente di polizia penitenziaria, condannato sia in primo grado che in Appello, per aver consegnato a due detenuti – in cambio di denaro –  messaggi provenienti dall’esterno e beni di consumo di genere vietati all’interno dell’istituto carcerario fino al 2016.