POZZUOLI – Sul piatto della contesa ci sono lo spaccio di sostanze stupefacenti, le estorsioni ai danni dei commercianti del quartiere e al mercatino di Monterusciello. Dopo i pusher gambizzati, le stese, gli spari contro le attività commerciali e nelle piazze di spaccio la guerra unilaterale iniziata 5 mesi fa sembra aver raggiunto l’apice con la sfida lanciata direttamente al boss Gennaro Longobardi. Messaggi indirizzati al capoclan attraverso la scelta dei bersagli da colpire, ovvero personaggi da sempre ritenuti vicini a lui. Questa la chiave di lettura del duplice raid di giovedì sera.

I BERSAGLI – Così sotto la prima raffica di mitra, in via Umberto Saba, fuori al “Caffè Prestige” è finito il 53enne Raffaele Grieco detto “pallone”, da sempre vicino a Longobardi e alla famiglia Pagliuca, in passato ritenuto elemento di raccordo tra i clan puteolani e quartesi. Mentre la seconda raffica di colpi ha crivellato un furgone in via Pier Paolo Pasolini: intimidazione che andrebbe letta come un segnale rivolto nei confronti della famiglia di Domenico Illiano detto “Mimì Malacarne”, arrestato insieme al figlio Strato un anno fa con l’accusa di estorsione ai danni dei commercianti del mercatino rionale di Monterusciello attraverso il “metodo delle buste”. Destinatari scelti non a caso dal boss fantasma che ha agito in sella a una moto guidata da un complice con il volto coperto da un casco integrale.

LA SFIDA – Diversamente, come segno di sfida e sfrontatezza, l’autore delle raffiche di mitragliatrice si è fatto vedere in volto. “Sono io, non ho paura di niente” il guanto di sfida lanciato ai reduci dei clan Longobardi e Beneduce. Come chiara e inequivocabile è stata “l’imbasciata” fatta al 40enne titolare di un bar a pochi passi dalla casa del boss “Digli che li ammazzo tutti”. Una serata da far west che giovedì ha rappresentato il punto più alto di una guerra unilaterale lanciata a fine agosto e riconducibile alla figura del 30enne sorvegliato speciale “irreperibile” da 5 mesi. Sarebbe lui infatti l’autore della lunga serie di spari e gambizzazioni che stanno seminando il terrore nel quartiere.

LA STRATEGIA – Una strategia da “toccata e fuga”: minacce e spari per poi sparire giorni o addirittura settimane intere. Un piano di terrore ben delineato e programmato che con ogni probabilità può contare su una rete di fiancheggiatori e basisti che offrono supporto logistico, armi e mezzi e che, non si esclude, potrebbe arrivare da clan dell’hinterland napoletano per mettere le mani sulla città di Pozzuoli.