POZZUOLI – «Riapriamo la Solfatara». A gridarlo, a gran voce, sono gli ex dipendenti dell’azienda “Vulcano Solfatara”. A distanza di due anni la struttura ricettiva di Pozzuoli resta chiusa. Il personale è rimasto senza lavoro all’indomani del sequestro preventivo dell’area. I sigilli al campeggio sono scattati a seguito della tragedia del 12 settembre del 2017 quando mamma, papà e figlio persero la vita. I tre componenti della famiglia Carrer, Massimiliano, Tiziana e il piccolo Lorenzo, furono inghiottiti da una voragine durante una visita culturale al Vulcano.

Il sit-in promosso lo scorso anno

IL DOPPIO APPUNTAMENTO – Nella giornata di giovedì 12 settembre, in occasione del secondo anniversario della tragedia, il personale della Solfatara si ritroverà dinanzi al cancello del sito naturalistico per ricordare le vittime. Sabato 14, invece, dalle 10 alle 18, gli ex lavoratori si daranno appuntamento nel piazzale antistante il Vulcano Solfatara per accompagnare i partecipanti in una breve visita guidata sul ciglio del cratere. «Questo è il momento di far sentire la nostra voce e di non dimenticare le tre vittime, il personale rimasto senza lavoro e il territorio orfano del suo principale attrattore turistico. La Solfatara va riaperta», affermano i promotori delle manifestazioni messe in agenda per la prossima settimana.

Le vittime

IL DRAMMA – La famiglia veneziana di Meolo rimase vittima, il 12 settembre 2017, di un terribile incidente: il piccolo Lorenzo precipitò in una voragine del terreno che si aprì sotto i suoi piedi e che inghiottì, stordendoli con i gas del sottosuolo, anche il papà e la mamma, precipitatisi uno dopo l’altro nel vano tentativo di salvare il ragazzo. Sopravvisse solo il figlio più piccolo dei Carrer, che oggi ha undici anni e vive con la zia.

LE INDAGINI – L’inchiesta, affidata ai pubblici ministeri Anna Frasca e Giuliana Giuliano, coordinati dal procuratore aggiunto, Giuseppe Lucantonio, ha evidenziato gravi lacune sul piano della sicurezza per i visitatori e per il personale impiegato nell’area. “Presso l’area della Solfatara – recita testuale la perizia – non erano presenti presidi di sicurezza, né in astratto, né in concreto, a tutela della salute e della vita dei lavoratori e di conseguenza degli stessi visitatori. La società Vulcano Solfatara srl non ha valutato i rischi e non ha posto in essere alcun rimedio idoneo per prevenirli, neanche secondo la peggiore scienza ed esperienza”. “Previo esame dei rischi che non sono stati valutati – continuano i periti -, andavano previsti presidi di sicurezza, con squadra di soccorso ed emergenza a tutela degli stessi lavoratori, che doveva per lo meno essere attrezzata di respiratori portatili (bombola di ossigeno con relativa maschera) e D. P. C. (Dispositivi di Protezione Collettiva, ndr) tipo funi, atteso che i visitatori andavano equipaggiati precauzionalmente con mascherine monouso per fronteggiare i problemi dovuti alla presenza dell’H25 (anidride solforosa, ndr)“.

LA RABBIA DEL PERSONALE – Da due anni, intanto, molte famiglie di Pozzuoli si sono ritrovate a fare i conti con il licenziamento di un parente. Un dramma che accomuna circa trenta persone. «Siamo la prova evidente che i gas non sono affatto nocivi. Abbiamo lavorato per anni ed anni nel campeggio senza riportare alcun tipo di effetto sulla nostra salute. Siamo anche pronti a sottoporci ad esami medici per dimostrarlo – contestano gli ex dipendenti -. Inoltre perché chiudere soltanto il campeggio e non tutte le strutture che insistono in zona? In via Antiniana abbondano strutture ricettive immerse nelle fumarole, tra gas e vapori. Se si stanno tutelando vite umane, allora bisogna procedere con coerenza».