di Alessandro Napolitano

Il luogo di un agguato della faida del 2008
Il luogo di un agguato della faida del 2008

POZZUOLI – Ciro Scognamiglio, il 36enne arrestato ieri dai carabinieri assieme ad altre sei persone – accusate a vario titolo di estorsione e rapina per favorire le attività del clan Longobardi-Beneduce – non è certo nuovo alle cronache. Lo è soprattutto per essere stato coinvolto per ben due volte in fatti di sangue. Nonostante le pallottole, però, l’uomo è sempre riuscito a cavarsela. Era il 17 marzo del 2008 quando l’allora 30enne scampò miracolosamente ad un agguato organizzato nei suoi confronti. Del tutto particolare anche la “location”, il cortile della sua abitazione: praticamente all’interno del comando della Polizia Municipale di via Luciano. Saranno ben dieci le pallottole sparate all’indirizzo di Ciro Scognamiglio, ma nonostante la mole di fuoco soltanto due proiettili lo colpiranno ed in maniera non grave. Provocandogli una ferita al muscolo lombare ed un’altra polso, poi curate dai medici del pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria delle Grazie.

SCOGNAMIGLIO Ciro
Ciro Scognamiglio, arrestato mercoledì dai carabinieri

COINVOLTO IN CONFLITTO A FUOCO – Qui ci arrivò assieme alla sorella con cui viveva. Di miracoloso sa anche quanto gli era accaduto pochi anni prima. Quando nel corso di un conflitto a fuoco con la polizia rimase colpito al torace. Fu trasportato d’urgenza in ospedale, riuscendo a cavarsela anche in quella occasione. Ma finendo poi in manette. Secondo il collaboratore di giustizia Francesco De Felice, il 36enne ha avuto da sempre problemi di dipendenza dalla droga. Avrebbe fatto uso prima di eroina e poi di crack. Fu proprio questa sua “debolezza”, sempre secondo il pentito, a far scattare l’agguato punitivo nel cortile della sua abitazione. Fu una stagione di sangue quella del 2008 a Pozzuoli. Poco più di un mese prima del tentato omicidio di Scognamiglio, venne freddato nei giardinetti del rione Toiano Gennaro Perillo, 31 anni, detto “Carichiello”.

DUPLICE OMICIDIO – Inseguito dai killer in pieno giorno morì per i numerosi colpi d’arma da fuoco sparatigli lungo la fuga. Era considerato un pezzo da 90 del clan. Il giorno prima toccò ad Adriano Gaudino, nipote del boss Gennaro Longobardi, rimanere ferito. L’agguato avvenne a Monterusciello, in via Umberto Saba, all’interno della pescheria dello stesso Gaudino. Nel giugno successivo un duplice omicidio. Sulla strada statale 7 quater bis vennero ammazzati Gennaro Di Bonito e Michele Iacuaniello. A novembre, in via De Chirico, venne colpito con diversi colpi di pistola Vincenzo Avallone, rimanendo sfregiato a vita e perdendo l’occhio destro. Pochi giorni prima era stato ammazzato all’interno della sua abitazione nel rione Toiano Gennaro Izzo, 31 anni.