POZZUOLI – E’ finita l’avventura di Carlo Avallone detto “Carlucciello”, il 30enne che per 5 mesi ha messo a ferro e fuoco i quartieri di Monterusciello e Licola con spari, stese, attentati, minacciando commercianti e gambizzando pusher. Il “boss fantasma” è stato catturato questa mattina dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Pozzuoli, diretti dal Capitano Claudio Di Stefano e dal Tenente Luca La Verghetta, che lo hanno stanato in un’abitazione a Pescopagano. Carlo Avallone, sottoposto alla misura di sicurezza della sorveglianza speciale, si era reso irreperibile da agosto, dando vita a una lunga scia di episodi di criminalità e dichiarando guerra ai reduci del clan del boss di Pozzuoli Gennaro Longobardi.

LA LUNGA SCIA – Quattro mesi di guerra unilaterale con Avallone che insieme a un gruppo di giovani ha seminato il terrore nei quartieri di Licola e Monterusciello mettendo le mani sui business della droga e delle estorsioni. Spari contro una sala scommesse, un supermercato e un autolavaggio, due spacciatori gambizzati, stese, raid e minacce in numerose attività commerciali fino alla clamorosa irruzione all’interno del mercato ittico all’ingrosso di Pozzuoli. Una lunga scia di episodi tutti imputabili al cane sciolto della camorra che non ha mai militato in un clan.

IL NUOVO CLAN – E dopo l’arresto di Gennaro Longobardi che Avallone aveva approfittato per costruire un nuovo clan illudendosi di diventare il nuovo boss di Pozzuoli. Grazie a una rete di aiuti (forse anche da parte di clan dell’hinterland napoletano) che il “fantasma” si era attorniato di un manipolo di giovani di Monterusciello e Licola costruendo il suo zoccolo forte nei “600 alloggi”. Base operativa che in pochi settimane i carabinieri sono riusciti a individuare e a distruggere arrestando tre suoi fedelissimi: Massimiliano Ferri, Marco Gelminno detto “spaghetto” e Gabriele Sgamato detto “biella”. Fino al lieto epilogo di questa mattina.