Il sindaco Peppe Pugliese

MONTE DI PROCIDA – Sulla vicenda del gruppo di 20 giovanissimi, che dopo aver scavalcato il muro di cinta dello stadio “Vezzuto-Marasco” è stato fermato dai carabinieri, è intervenuto anche il sindaco di Monte di Procida Peppe Pugliese che ha ricostruito la vicenda stigmatizzando l’accaduto: «I ragazzi sono passati attraverso una proprietà privata, sono stati poco educati nei confronti della donna che li ha richiamati e dopo aver scavalcato si sono introdotti abusivamente e pericolosamente per loro all’interno dello stadio dove pochi giorni fa sono stati vandalizzate porte e strutture –spiega il sindaco – Temevamo ulteriori atti vandalici ragion per cui stavamo monitorando la situazione. Da parte mia voglio rivolgere un appello a tutti per la tutela del bene pubblico e ai genitori affinché non prendano in maniera benevola questi gesti. Alcuni sono stati severi, altri invece hanno trovato attenuanti che reputo deplorevoli. Il comune ogni anno per recuperare i danni provocati dagli atti vandalici spende decine e decine di migliaia di euro, soldi che potrebbero essere investiti proprio per i giovani».

Rocco Assante

LO STADIO – L’episodio ha alimentato polemiche in città. Sul caso è intervenuto anche il consigliere di minoranza Rocco Assante che ha posto l’attenzione sul lavoro dell’amministrazione comunale e sulle precarie condizioni dell’impianto sportivo: «Sinceramente credo che sia la conseguenza di una serie di scelte amministrative che definire infelici mi sembra il minimo. –afferma Rocco Assante, capogruppo di “Fare Futuro”– Sono mesi che il campo sportivo è incustodito e abbandonato a se stesso. Una struttura che permetterebbe a tanti di praticare sport in sicurezza e che invece è stata affidata in modo più che discutibile a soggetti che infatti ben presto si sono rivelati inaffidabili. Da mesi inoltre la copertura degli spalti è pericolante, anche perché l’amministrazione, dopo un primo parziale cedimento causato dal vento nel mese di ottobre 2018 non è minimamente intervenuta è così il forte vento dei primi di marzo di quest’anno ha completato l’opera. Alla fine è naturale che i ragazzi hanno bisogno di spazi in cui praticare sport. Noi li abbiamo, ma li teniamo colpevolmente chiusi.»