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L’arresto di Enzo Tortora il 17 giugno del 1983

di Violetta Luongo
POZZUOLI –
Parlare di “malagiustizia” partendo dal caso storico più grave e importante d’Italia: Enzo Tortora. Conduttore televisivo, volto della trasmissione “Portobello” che il 17 giugno del 1983 viene accusato e arrestato per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico. Per la prima volta veniva mostrato al mondo intero un uomo in manette, Tortora entrava nelle case degli italiani, non più come il popolare conduttore ma come un malvivente legato al clan di Raffaele Cutolo. Enzo Tortora fu vittima e poi simbolo di malagiustizia, lasciato in pasto alla gogna mediatica.

7 MESI DI CARCERE DA UOMO INNOCENTE – Accusato di gravi reati, ai quali tuttavia era totalmente estraneo, sulla base unicamente di asserzioni e testimonianze provenienti da vari camorristi condannati. Dopo 7 mesi di carcere e arresti domiciliari ingiustamente scontati, la sua innocenza è stata dimostrata e riconosciuta dalla stessa magistratura che lo aveva coinvolto, e che lo ha definitivamente assolto. Durante questo periodo, Tortora è stato eurodeputato del Partito Radicale, del quale è stato eletto anche Presidente. Il giornalista, fece ritorno nella trasmissione Portobello con la sua celebre frase “dove eravamo rimasti”, è deceduto poco dopo la sentenza che metteva fine al suo calvario.

UN INCONTRO E PROIEZIONE DEL FILM – Di lui e di tanti altri casi di malagiustizia si parlerà mercoledì ore 17.00 all’Agave di Pozzuoli con il docufilm di Ambrogio Crespi “Enzo Tortora una ferita italiana”. Interverranno oltre al regista, il sindaco di Bacoli Ermanno Schiano; il sindaco di Napoli Luigi de Magistris; l’onorevole Lello Topo; l’avvocato Antonio Coppola difensore di Enzo Tortore; l’avvocato Marcello Lala; il segretario USR Gianpiero Tipaldi; il segretario Cisl Area flegrea Giuseppe Antonio Esposito, modera Anna Paparone.