di Alessandro Napolitano

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Il comune di Pozzuoli negava il contributo per il fitto ad una famiglia

POZZUOLI – Ha dovuto aspettare dieci anni per vedersi riconosciuto il diritto al contributo per l’acquisto della prima abitazione. Un diritto che il Comune gli aveva negato per non aver considerato aspetti riguardanti la sua condizione e quella della sua famiglia da tempo mutati. I giudici hanno dato ragione ad un capofamiglia che nel 2004 aveva presentato una regolare domanda a via Tito Livio per ottenere il contributo messo a disposizione dalla Regione Campania. Era quello promosso attraverso un bando e risalente al 2000, riguardante “la concessione di contributi in conto capitale per l’acquisto della prima abitazione nell’ambito del territorio provinciale”.

NEL 2006 LA DOCCIA FREDDA – Il Comune di Pozzuoli era tra quelli rientranti nella lista approvata dalla Regione. Il capofamiglia si precipita a chiedere il contributo. Ed in un primo momento il Comune gli comunica che è stato inserito in graduatoria. Ma prima avrebbe dovuto presentare ulteriore documentazione. Il 18 gennaio del 2006 arriva però la doccia fredda. Dal Comune arriva la notizia che non si aspettava. Il capofamiglia risultava essere «privo di alcuni dei requisiti indicati nel bando per superamento dei limiti reddituali e in quanto componente di nucleo familiare in possesso di immobile». In pratica risultava essere residente nell’abitazione del suocero e quindi non aveva diritto al contributo per l’acquisto della prima casa.

“SVISTA” DEL COMUNE – Eppure quella casa l’aveva lasciata ben due anni prima, nel 2004, per trasferirsi poi a via Napoli, con tanto di contratto d’affitto. Ma a quanto pare il Comune non si era aggiornato sul cambiamento avvenuto nel frattempo. I giudici hanno così spiegato quanto accaduto: «la contestata assenza di requisiti per partecipare all’assegnazione del contributo si fondava in realtà su dati conoscitivi meramente formali in possesso dell’amministrazione, superati da successive modifiche intervenute nella sua vita». Una sorta di “svista” da parte del Comune che è durata anni, durante i quali l’intera famiglia non ha potuto beneficiare del contributo previsto dalla Regione Campania.