di Stefano Erbaggio

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Sosta in canoa a Cala Moresca

BACOLI – Partiamo da Baia. Armati di pagaia (un remo) ed a bordo di un kayak ci immergiamo nelle acque che custodiscono i tesori dei patrizi che qui oziavano lontano dalla frenesia della capitale. La canoa (o kayak) è uno sport che si sta diffondendo rapidamente nel nostro territorio. Rappresenta un’attività completamente ecosostenibile con la quale esplorare le enormi bellezze delle nostre coste. Un esempio di moderno turismo sostenibile, inserito anche nel calendario di Malazè. Siamo circondati dalle colline, che altro non sono se non ciò che resta di un cratere vulcanico, che il mare ha in parte sommerso, eroso ed invaso.

 

IL CASTELLO – Solcando le acque senza inquinarle, giungiamo ai piedi del Castello Aragonese. Costruito sui resti di una villa di Cesare, è stato la fortezza di tante dinastie reali. Oggi le sue possenti mura dominano il golfo e non difendono soldati o re, ma la storia della terra più inquieta del Mediterraneo, grazie all’istituzione del Museo Archeologico Regionale. Superato il castello si può godere del paesaggio offerto dal centro storico di Bacoli, con il Poggio e Marina Grande. Solcando le onde e tenendosi vicini al costone tufaceo, si giunge all’Isola Pennata. Quest’ultima è anche conosciuta come Punta Pennata, in quanto era originariamente una lingua di terra collegata al continente e che costituiva parte del cratere dell’ormai scomparso vulcano di Miseno. Nel 1966, una mareggiata ha cancellato il tratto sabbioso che la univa al resto del cratere, trasformandola in un isola. Da qui possiamo sfidare le onde, oppure inoltrarci nelle viscere dell’isolotto, attraversando un tunnel scavato dai romani per contrastare l’insabbiamento del porto militare. Attraversata l’oscurità dell’antro, ci accoglie proprio l’antico porto militare di Miseno. La meta è vicina.

 

IL TERZO VULCANO – Remando da un capo all’altro del cratere vulcanico raggiungiamo Capo Miseno. Possiamo fermarci qui, sostando nella pittoresca Cala Moresca, oppure circumnavigare il Capo tufaceo, immettendoci nel Canale di Procida. La traversata sarà dura, bisognerà lottare contro le onde provocate dal transito dei traghetti diretti verso le isole, ma lo spettacolo sarà affascinante: un edificio vulcanico, il terzo che incrociamo nel nostro viaggio, risalente a più di 10.000 anni fa. Arriviamo sulla spiaggia di Miseno, adesso si può fare il bagno.

 

LE FOTO

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