di Alessandro Napolitano

L'arresto di Salvatore Liccardi detto "Pataniello"
L’arresto di Salvatore Liccardi detto “Pataniello”

QUARTO – E’ considerato uno dei personaggi di spicco del clan Polverino, capace in pochi anni di scalare tutti i gradini dell’organizzazione camorristica fino a scalzare chi una volta era il suo «capo». Come Roberto Perrone, oggi collaboratore di giustizia, ma per anni considerato la mente del clan per gli affari quartesi dei Polverino. Parliamo di Salvatore Liccardi, detto Pataniello. Nei giorni scorsi ha ricevuto in carcere, a Secondigliano, un’altra ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di estorsione aggravata. Secondo l’Antimafia avrebbe estorto denaro, con rate da 2.500 euro, ad un’associazione di volontariato. Ciò che colpisce, però, di Liccardi, è senza dubbio la sua capacità di diventare in pochi anni un vero e proprio pezzo da 90 del clan. Puteolano di nascita, ma quartese di adozione, è proprio a Quarto che Pataniello avrebbe avuto, secondo l’accusa, un potere enorme. Cresciuto negli anni fino a farne del 40enne uno dei ras indiscussi dell’organizzazione camorristica e uomo di fiducia di Giuseppe ‘o Barone Polverino, condannato a 17 anni di carcere in appello, al termine del processo con rito abbreviato.

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L’arresto del boss Giuseppe Polverino detto ” ‘O Barone”

IL TELEFONO ROSSO – L’estrema fiducia di cui avrebbe goduto Salvatore Liccardi da parte del boss emerge dagli atti dell’inchiesta che lo portò in cella assieme ad altre 38 persone nel 2011. Un «telefono rosso» per comunicare direttamente con il boss, senza far sentire le loro voci, soltanto attraverso sms. A svelare il sistema di comunicazione tra i due è stato per la prima volta Domenico Verde, anch’egli collaboratore di giustizia per anni inserito nel clan Polverino: «Confermo certamente l’esistenza di un telefono dedicato utilizzato da Polverino Giuseppe esclusivamente con Liccardi Salvatore, utilizzato solo con sms per evitare di far riconoscere la propria voce». Conferme in tal senso arrivano anche da parte degli stessi magistrati dell’Antimafia: «la particolare attenzione diretta nei confronti di Liccardi Salvatore, immediatamente inquadrato quale punto di riferimento su Quarto del clan Polverino, ha consentito di svelare segreti e dinamiche criminali di una delle più imponenti organizzazioni mafiose campane. In effetti, anche nel corso delle intercettazioni telefoniche condotte nei confronti di Pataniello era stato accertato il possesso, da parte dell’interessato, di un telefono dedicato a scambiare Sms con Peppe Polverino, convenzionalmente indicato dagli interlocutori come telefono rosso».

I CONTATTI COL BOSS – Nel telefono rosso, emergerà poi, l’unico nominativo nella rubrica andava sotto la voce «Amore», estremo tentativo di depistare il più possibile le indagini. Quasi cinquecento messaggi scambiati tra i due in meno di un mese. Contatti ripetuti, con saluti e aggiornamenti sugli affari, usando sempre, però, un linguaggio criptico che però non è stato difficile per gli 007 leggere e capire. Un rapporto strettissimo quello di Pataniello con il boss Giuseppe Polverino, negli anni cresciuto a sfavore del ras Roberto Perrone di cui una volta Liccardi faceva da autista prima di scalare i vertici del clan, così come ricordano gli inquirenti: «L’esplicito contenuto degli SMS consente di cogliere il viscerale legame affettivo sorto tra il capo clan ed uno dei suoi più fidati luogotenenti, assurto ai vertici dell’organizzazione dopo aver soppiantato affiliati più anziani di lui, ossia Perrone Roberto, storico capo zona di Quarto».