POZZUOLI – Bacoli, Pianura, Pozzuoli e Quarto: sono le città messe a ferro e a fuoco dal 2017. Nel mirino le aree agricole da cui venivano rubati attrezzi e macchinari che, una volta razziati e caricati in auto, venivano trasportati in un deposito di Licola Mare. Stamattina all’alba i militari della Compagnia di Pozzuoli hanno dato esecuzione ad una misura cautelare (due in carcere e tre agli arresti domiciliari) nei confronti di 5 indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere, furto e rapina. Ad incastrare il sodalizio le denunce delle vittime, le intercettazioni telefoniche, le rilevazioni dei sistemi di Gps apposti sulle autovetture e le attività di osservazione e pedinamento.

I NOMI – I destinatari della misura cautelare della custodia in carcere sono Luigi Perrone, 53enne di Quarto e Antonio D’Ambrosio, 51enne di Quarto. Ai domiciliari Biagio D’Ambrosio, 32enne di Quarto (figlio di Antonio D’Ambrosio ndr); Pietro Di Pierno, 50enne di Napoli e Luigi Di Costanzo, 29enne di Napoli. «La costanza dei contatti tra gli indagati, l’adozione talora di un linguaggio convenzionale, l’usuale ripartizione dei ruoli, accompagnate dalla capacità di sostituzione reciproca dei componenti dimostrano l’esistenza di uno stabile rapporto criminale tra gli stessi», scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare.

IL RUOLO – Secondo gli inquirenti Luigi Perrone, detto ‘o barone, era il promotore e l’organizzatore del gruppo. Il braccio destro era Antonio D’Ambrosio, detto motosega, che insieme a Pietro Di Pierno (alias zì Pietr), Biagio D’Ambrosio e Luigi Di Costanzo era anche tra gli esecutori dei colpi. Perrone aveva il compito di individuare gli obiettivi, progettare gli assalti e dirigere gli altri componenti del sodalizio. La base della ‘banda’ è stata individuata proprio nel suo deposito a Licola.