ESCLUSIVA/ Il documento dei “golpisti” contro Manzoni prima del voltagabbana di Andreozzi, Pafundi, Cossiga e Pisano
POZZUOLI – Vi proponiamo in esclusiva il documento di sette consiglieri di maggioranza che hanno tentato di sciogliere il consiglio comunale di Pozzuoli. Dal testo manca il nome di Enrico Russo (Italia Viva), che con il suo dietrofront ha salvato il sindaco Manzoni, e manca la firma di Enzo Pafundi. Spiccano, invece, le firme di Gennaro Andreozzi che di lì a poco si sarebbe accordato con il sindaco per entrare in giunta come assessore (con delega a vicensindaco) e quelle di Sandro Cossiga e Arcangelo Pisano, anche loro passati nuovamente in maggioranza. Gli altri firmatari del documento – che sarebbe dovuto uscire prima delle piroette di Europa Verde e Pozzuoli Libera – è firmato anche da Riccardo Volpe, Carlo Morra e Gianluca Sebastiano. Tutti – Pafundi compreso – il 12 dicembre scorso si ritrovarono con i consiglieri di opposizione a Varcaturo per rassegnare le dimissioni davanti a un notaio.
IL DOCUMENTO – Pozzuoli ha bisogno di un nuovo progetto politico. Alla luce di quanto accaduto nelle ultime settimane, è doveroso fare chiarezza e ricostruire i fatti. Da tempo, insieme ad altri colleghi, segnaliamo che le cose non stanno andando nella giusta direzione. Abbiamo denunciato problemi concreti, scelte sbagliate, una rotta che porta inevitabilmente a schiantarsi. Purtroppo, questi segnali sono rimasti inascoltati. Oggi il quadro è evidente a tutti: il futuro non appare roseo, ma rischia di essere molto più cupo. Sfiduciare un’amministrazione non è mai motivo di vanto. È una sconfitta per tutti. Ma è anche un atto di grande responsabilità: significa riconoscere un fallimento e avere il coraggio di dirlo apertamente. In città cresce un malcontento reale, profondo, con radici solide. Non si tratta di percezioni o polemiche sterili, ma di un disagio diffuso che nasce da decisioni incomprensibili e da un metodo che ha progressivamente escluso il confronto politico e istituzionale. Un esempio emblematico, tra i più gravi, è la gestione delle botteghe del Rione Terra. Circa un anno fa, l’intero Consiglio Comunale, all’unanimità, ha approvato un ordine del giorno chiarissimo: basta affidamenti temporanei, basta soluzioni spot che riducono trasparenza e visione, sì a un affidamento definitivo, capace di restituire prospettiva a uno dei luoghi simbolo della città. Eppure si è scelto di procedere in senso opposto, con un affidamento temporaneo deciso autonomamente. A questo si aggiunge una debolezza politica evidente nel rapporto con il Governo nazionale sulla questione del bradisismo. Di fronte a una emergenza strutturale che colpisce famiglie, attività economiche e patrimonio privato, la città è stata di fatto lasciata sola, senza risposte adeguate e senza aiuti concreti. È mancata una presa di posizione forte, autorevole e continuativa, capace di rivendicare con determinazione le risorse e gli strumenti necessari a tutelare Pozzuoli e i suoi cittadini. Qui nasce il vero cortocircuito istituzionale: quando il Consiglio Comunale, che rappresenta tutta la comunità, prende una decisione chiara e il Sindaco la ignora, viene meno il rispetto delle regole democratiche e del mandato ricevuto.
I TEMI – Eppure, nella fase in cui abbiamo scelto di dare credito a questa amministrazione, lo abbiamo fatto in modo trasparente e responsabile. Siamo stati tra i firmatari di un documento politico condiviso con l’intera maggioranza, che delineava con chiarezza una visione di città: il Piano delle Aree Demaniali come strumento di riequilibrio e sviluppo; la valorizzazione dei beni archeologici e naturalistici come asse strategico; un percorso partecipato per avviare i bandi del Rione Terra; la bonifica dell’area ex Sofer, nel rispetto della vocazione turistica e ambientale di Pozzuoli; il rilancio strutturale del centro storico. Quella visione, però, è rimasta in larga parte sulla carta. Anche su scelte delicate come la gestione della sosta, è mancata una riflessione politica all’altezza della posta in gioco. L’eventuale esternalizzazione può rappresentare un’opportunità solo se orientata al miglioramento reale dei servizi, attraverso processi di informatizzazione e digitalizzazione capaci di rendere il sistema più efficiente, moderno e vicino alle esigenze dei cittadini. Ma una scelta di questo tipo deve essere valutata con grande attenzione, affinché non si traduca in un danno economico per le casse comunali. Ogni eventuale affidamento esterno deve garantire trasparenza, sostenibilità e un vantaggio concreto per l’ente e per la collettività, mantenendo come principio guida la tutela dell’interesse pubblico e della comunità puteolana. Inoltre, nonostante nel programma elettorale fosse previsto un impegno chiaro e concreto a tutela degli abitanti delle case popolari, l’azione dell’Amministrazione si è rivelata superficiale e incoerente rispetto a quegli obiettivi. Tale impostazione ha finito per trasformare l’Ufficio Patrimonio, che dovrebbe essere uno strumento di garanzia e supporto, in un interlocutore percepito come ostile da molti cittadini che vivono nell’edilizia residenziale pubblica.
I MOTIVI – Questo atteggiamento risulta ancora più grave alla luce di una recentissima sentenza della Corte Costituzionale, che ha ribadito principi fondamentali in materia di diritto all’abitare, prevendo, tra l’altro, la possibilità di cessione gratuita degli alloggi popolari agli aventi titolo. Un orientamento che avrebbe dovuto indurre l’Amministrazione a un cambio di passo, improntato al dialogo, alla tutela sociale e al pieno riconoscimento dei diritti delle famiglie coinvolte. Per queste ragioni riteniamo che non ci siano più le condizioni per proseguire, con spirito costruttivo ed entusiasmo, questa azione amministrativa. Non ci interessano spartizioni di poltrone, nomine o incarichi. La nostra non è una scelta contro qualcuno, ma una scelta per la città, per il rispetto delle istituzioni e per il futuro della comunità. Ci assumiamo una responsabilità più grande e più esigente: aprire una fase nuova per costruire un progetto da accordi contingenti o da visione chiara sul futuro del territorio. Siamo pronti ad aprire ina fase di dialogo, ascolto e confronto con le fonte politiche e sociali, con il mondo dell’associazionismo e con tutte le energie vive della città, assumendo come punti cardine alcune priorità non rinviabili: una città finalmente vivibile, liberata da una burocrazia lenta e paralizzante; la gestione strutturale e responsabile del bradisismo, con interventi concreti a tutela delle famiglie e del patrimonio pubblico e privato, la messa a bando immediata del primo lotto del Rione Terra, restituendo centralità al Consiglio comunale, una presa di posizione netta nei confronti del Governo centrale per l’abbandono subito dalla città; una nuova visione di gestione del patrimonio pubblico orientata all’utilità sociale; la tutela e la valorizzazione delle risorse naturalistiche e paesaggistiche; il rilancio del centro storico e della sua economia; una richiesta chiara alla Regione Campania per superare l’isolamento infrastrutturale; la valorizzazione dell’area ex Sofer, ponendo al centro la bonifica del sito e uno sviluppo coerente con la vocazione del territorio. Su questi temi, con queste priorità e con questo metodo, siamo pronti ad assumerci fino in fondo la responsabilità di un nuovo progetto politico per Pozzuoli, fondato su strumenti nuovi, una classe dirigente rinnovata e uno spirito di comunità capace di restituire fiducia e orgoglio a una città che, anche nei momenti più difficili, ha sempre dimostrato di sapersi rialzare.



























