a cura del dottor Giuseppe Cutolo

diabeteDIETOLOGIA – Quella del diabete oggi si può tranquillamente definire una vera e propria epidemia. Ad oggi sono circa 3 milioni le persone che dichiarano di essere affette da diabete (circa il 4,9% della popolazione italiana), il dato diviene ancora più increscioso e preoccupante se si pensa che questi dati sono relativi anche ai bambini. Distinguiamo prima i due tipi di diabete. Il diabete mellito di tipo 1 è una malattia autoimmune che si manifesta principalmente nell’infanzia ed è caratterizzata dalla distruzione delle cellule b pancreatiche che producono insulina. Il diabete di tipo due invece, compare in età adulta, e la sua causa risiede principalmente nel sovrappeso o obesità e sedentarietà.
LE CAUSE – Come insorge il diabete di tipo due? Le cellule del tessuto adiposo (adipociti) sono dei veri e propri contenitori di grassi, in poche parole i grassi che mangiamo e che accumuliamo, si depositano, per la maggior parte, all’interno di queste cellule. In condizioni normali, nella fase di digestione, il pancreas, grazie alle sue cellule beta, promuove la secrezione di insulina, che ha il compito di ripristinare i normali livelli di zuccheri circolanti. Come agisce l’insulina? L’insulina si va ad agganciare tramite dei recettori specifici sulla membrana di ogni singola cellula, inviando un messaggio intracellulare con il quale invita la cellula “ad aprire delle bocche” per far entrare gli zuccheri in eccesso e trasformarli. Per avere un idea più chiara, immaginiamo l’aggancio dell’insulina sulla cellula come una chiave che entra nella serratura, parliamo di un ingranaggio perfetto nei minimi dettagli, basterebbe modificare anche un mezzo centimetro della chiave o della serratura per non farli più incastrare.
IL FENOMENO – Con l’aumentare del tessuto adiposo, succede che gli adipociti si trovano a dover far fronte ad una quantità di grasso eccessiva da assimilare, è come un palloncino riempito d’acqua quasi ai limiti dell’esplosione. L’adipocita in questo stato si infiamma, il processo infiammatorie modifica l’alloggio di inserimento dell’insulina sulla cellula, in tal modo il messaggio intracellulare inviato dall’insulina di aprire la bocca e far entrare zuccheri all’interno della cellula non sarà correttamente inviato. (E’ come se cambiassimo la serratura, ovviamente la chiave non entrerà più in modo preciso.) La condizione che ne consegue sarà un costante aumento dei livelli di zuccheri, evidenziabile con delle semplicissime analisi del sangue, e dei livelli sempre alti di insulina. La condizione iniziale si chiama proprio “resistenza all’insulina” che poco dopo sfocerà nel diabete di tipo due.

 

LA TERAPIA – Qual è la corretta terapia da seguire? Questo è l’aspetto che più mi ha incuriosito negli ultimi anni, infatti seguendo dei pazienti affetti da diabete, mi accorgevo che spesso i centri diabetologici consigliavano di ridurre se non eliminare completamente tutti i tipi di zuccheri o di carboidrati. Potrebbe sembrare ovvia come cosa, se il paziente ha un mal funzionamento dell’insulina vuol dire che non smaltisce bene gli zuccheri in eccesso, ma non è proprio così: l’incapacità di digerire gli zuccheri è una conseguenza della malattia, ne è solo l’effetto, e non la causa; la causa è l’infiammazione, ergo per poter far regredire la malattia e tenerla sotto controllo è opportuno in primis far regredire l’infiammazione del tessuto adiposo.

 

I RIMEDI – In che modo? eliminando tutti quegli alimenti che pongono il fisico in uno stato infiammatorio, carne rossa, latte e derivati, insaccati, uova zuccheri semplici, raffinati e ad alto indice glicemico. Bisognerebbe invece promuovere una dieta ricca di fibre, pasta, riso e cereali solo integrali, legumi, frutta, verdura, pesce, carne bianca raramente (max 2 volte a settimana). I risultati ottenuti su pazienti diabetici sono stati sorprendenti, si è assistito a dei cali fortissimi della glicemia già nei primi tre giorni, in poche parole con l’alimentazione si ottenono risultati migliori e in minor tempo rispetto a quanto faccia il singolo farmac; molti di loro hanno smesso di prendere farmaci tenendo sotto controllo i livelli di zuccheri solo con l’alimentazione, che rimane comunque la miglior medicina.