POZZUOLI – È iniziato ieri, in tribunale a Piacenza, il primo incidente probatorio sul caso della stazione Levante, l’inchiesta che lo scorso luglio ha portato all’arresto dei carabinieri della caserma piacentina per gravi reati come spaccio, abuso d’ufficio, corruzione e tortura. Dodici le misure di custodia cautelare in carcere emesse la scorsa estate (5 militari appartenenti all’Arma dei carabinieri, 6 civili italiani, 1 magrebino); cinque le misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari (1 carabiniere e 4 civili italiani); quattro le misure dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (3 carabinieri e 1 finanziere); una misura dell’obbligo di dimora nella provincia di Piacenza e una denuncia a piede libero. Tra gli arrestati anche un appuntato scelto di Pozzuoli, Giacomo Falanga, ristretto in carcere. Il militare, insieme a tre colleghi, dovrà rispondere anche del reato di tortura.

LE TESTIMONIANZE – Ed è proprio sulle accuse di tortura che è stato incentrato l’esame di ieri, al quale ha voluto essere presente anche l’appuntato Giuseppe Montella, principale indagato di tutta la vicenda. Tra gli indagati erano presenti anche il maresciallo Marco Orlando e l’appuntato Daniele Spagnolo. Sul fronte dell’accusa, in prima fila, i pm Matteo Centini e Antonio Colonna che hanno condotto le indagini. Sul banco dei testimoni chiave tre nordafricani, uno dei quali, Hamza Lyamani, che rappresenta il personaggio cardine di tutta l’inchiesta.