di Fabio Postiglione

rosario pariante
Il pentito di camorra Rosario Pariante

BACOLI – Non è fiction, non è il racconto di una delle puntate di “Gomorra”: è la realtà. Il retroscena di una guerra che ha portato al suolo 84 persone trucidate. Circa un mese fa uno dei capi di quella camorra si è pentito. In otto pagine Rosario Pariante ha descritto le fasi di quel duplice delitto che lui stesso ha ordinato da dietro alle sbarre in un’aula dello stesso Tribunale da dove ieri il pm della Dda ha svelato la sua scelta di diventare collaboratore di giustizia. «Avevano ucciso Federico Bizzarro a Qualiano, era un nostro affiliato e cercammo di comprendere chi fosse stato. Vennero a processo nel pubblico due nostri affiliati ossia Arcangelo Abete e Antonio Ronga detto “’o curto” ». I tre cercano di comunicare tra loro e lo fanno con i segni convenzionali che usano i camorristi, ovvero a gesti.

 

LA CONDANNA A MORTE – «Abbiamo comunicato io dalla cella e loro dal pubblico in quanto tra noi bastavano poche parole, pochi gesti per capire chi era stato. Io mimai con gesto delle due dita che girano su se stesse che indicano l’omicidio e con il labiale chiesi chi era stato. Abete rispose mimando una coda di cavallo che indicava per me senza ombra di dubbio Cosimo Di Lauro, il figlio di Paolo che portava il codino. In quella stessa udienza decidemmo di reagire. La persona da eliminare che potesse danneggiare Cosimo Di Lauro era Fulvio Montanino. A proporlo fu Antonio Abbinante e noi altri, ovvero io, Guido Raffaele. Quest’ultimo aveva anche motivi di rancore personale nei confronti di Montanino in quanto aveva sparato negli anni ’91, ’92 e ’93 tale Tramontano il quale era un simpatizzante degli Abbinante e svolgeva per loro attività illecite. Montanino non avvertì di questo omicidio. Io diedi materialmente l’ordine e pronunciai il nome “Fulvietto” al che Abete e Ronga capirono e fecero un cenno con la testa, Era questo il mondo in cui comunicavo a miei affiliati: poche parole e un cenno della testa».