cesaranoQUARTO – Una “applicazione sistematica di minacce e vessazioni così puntali e costanti da poter affermare, pacificamente, che tale metodo debba essere imposto nel loro territorio nonostante tutto e tutti”. E’ un quadro inquietante quello descritto dagli inquirenti nelle informative sul caso Capuozzo che vedono politica e affari intrecciarsi. Al centro c’è la famiglia “Cesarano” e la loro voglia di monopolio a tutti i costi. “Basta che non mi toccate Quarto” diceva al titolare di una ditta concorrente Giacomo Luigi, 26enne (attualmente non indagato) figlio di Alfonso Cesarano, 55 anni (indagato), quest’ultimo con precedenti penali e di polizia per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, illecita concorrenza con violenza e minaccia, truffa, ricettazione, evasione. Per padre, figlio e altre 9 persone c’è una richiesta di arresto nell’informativa trasmessa dai carabinieri della compagnia di Pozzuoli.

cesarano8LE MANIERE FORTI – Un concetto ribadito più volte, anche con maniere “forti”: manifesti strappati e coperti alle pompe funebri concorrenti, le loro pubblicità danneggiate – dicono gli inquirenti. Una guerra senza confini che da piazze e strade si era trasferita perfino su Facebook. Padre e figlio davano “ordini”, i dipendenti eseguivano. Nemmeno la morte di una giovane in un tragico incidente stradale, avvenuta la scorsa estate, evitò la copertura dei manifesti provocando sdegno anche sui social network. Segnali forti, come il tatuaggio che si fece un dipendente scrivendo sul braccio “Cesarano”, per ribadire l’appartenenza a quella famiglia.

cesarano4VITTIME “CONVOCATE” – Intimidazioni e comportamenti vessatori. Angelo Tarantino, titolare di una ditta funebre denunciò ostruzionismo anche da parte di una certa burocrazia, appena arrivato a Quarto attorno a lui si fece “terra bruciata”. Tarantino fu “convocato” negli uffici dai Cesarano che lo invitavano a non lavorare: in cambio 100 euro a funerale o soldi per andare via- denunciò la vittima. Decisamente peggio andò a un altro “competitor”, Giosuè Barca, che nel luglio del 2012 fu preso a schiaffi in chiesa da Alfonso Cesarano.

L’INTERCETTAZIONE – Ma i nemici c’erano anche a Pozzuoli. Emblematica una telefonata tra padre e figlio. In un’intercettazione Giacomo e Alfonso in cui parlano proprio di una ditta concorrente, “Quello scemo di **** tiene il morto sull’Annunziata ed ha tappezzato tutto Quarto di manifesti…da tutte le parti quel mongoloide”. Ma veniva tranquillizzato che tutto era stato coperto e tappezzato.

LO SCONTRO SU FACEBOOK – Nel maggio scorso quando Alfonso Cesarano si scontrò proprio con Angelo Tarantino sul social network Facebook. Parole pesanti rimaste sui profili per giorni“….Guappo quando ci diventi e passi esame può sedere con me adesso solo con i tuoi capi parlo io tu sei una nullità” – scriveva Alfonso che rincarava la dose – “Strunz a galera è per uomini veri non ti preoccupare tu non ci andrai mai io posso anche andarci ma per me è una villeggiatura capisci è una vacanza…”; “Ma e tien e pall o sa pigliat a aiatt ho scemo nun to scurda ca chiagne sempre quando sei a parlare e miett e disgrazie familiare per fatti compassionare tutt cos si nomm e nient e si nun te lo detto fino adesso perché avevo rispetto della persona sfortunata ma tu come uomo veramente si al di sotto dello 0000 ma si vuo ti posso incontra a te e a magistratura, mimmo brescia (presidente antiracket) Ardituro e tutti chill che conosci ti posso solo dire che quel giorno forse se ci sarà ti faccio vedere le palle da uomo come sono struunzzz”.

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