orianiBACOLI – Ancora ombre e veleni sul Centro Ittico Campano di Bacoli. Dopo le accuse rivolte dall’avvocato Giacomo Perreca attraverso un documento inviato a Cronaca Flegrea, arriva la piccata risposta da parte dell’ex presidente oggi commissario liquidatore del CIC, Domenico Oriani, che definisce l’iniziativa assunta dal padre del capogruppo di “Bacoli Libera” (Dario Perreca) come “una replica dei vecchi teatrini che si organizzavano per mettere le mani sui tesori del Centro ittico” e “infantili e maldestri tentativi “di mettere le mani” sulla liquidazione della Società”.

Il Centro Ittico Campano
Il Centro Ittico Campano

LE ACCUSE – L’avvocato Giacomo Perreca lo scorso 4 maggio aveva chiesto al sindaco di Bacoli la revoca della delega alle Società Partecipate all’assessore Alessandro Parisi e della nomina di Domenico Oriani a liquidatore del CIC, quest’ultimo «per incapacità ad amministrare» accusandolo di aver «contribuito fortemente al dissesto della società con l’attuale grave indebitamento e sfascio gestionale che ha costretto il Comune a prendere l’iniziativa di procedere allo scioglimento e messa in liquidazione del Cic». In caso di mancata revoca l’avvocato annunciava una denuncia alle autorità competenti.

avv perrecaLA RISPOSTA DI ORIANI – Dopo poco più di una settimana è arrivata la risposta del liquidatore del CIC Domenico Oriani che ha scritto al nostro giornale: «Corre l’obbligo di informare che dei Consiglieri della maggioranza hanno sollecitato il piano di liquidazione la cui definizione sconta le problematiche suesposte a prescindere dalla considerazione che né la normativa vigente né la delibera di nomina del liquidatore fissano alcun termine per la liquidazione della Società o per i vari adempimenti infra-procedurali. A tale richiesta ha fatto seguito una denuncia avanzata da un professionista locale, con l’immancabile e prevedibile strepito mediatico che si colloca nella scia della iniziativa dei Consiglieri ma è esplicita nell’invocare, in nome ed a tutela degli interessi della Comunità locale, la rimozione del Commissario liquidatore.

OFFESE – Per rendere credibile che la iniziativa assunta non è una replica dei vecchi teatrini che si organizzavano per mettere le mani sui tesori del Centro ittico, figuriamoci “in liquidazione”, – scrive Oriani – la denuncia si sofferma sulle nefandezze compiute dell’ex amministratore, ora liquidatore della Società, ricorrendo ad uno squallido repertorio di false e strumentali rappresentazioni di fatti e vicende accadute, il tutto accompagnato da apprezzamenti “ad personam” gratuiti ed offensivi per i quali, pur sussistendo gli estremi per querelare l’autore del libello, non si è ritenuto di procedere in tal senso per la patetica pochezza dell’interlocutore che non merita neppure un minimo tipo di attenzione e nella consapevolezza che non possa essere una condanna dell’autore della inqualificabile aggressione a tutelare la dignità oltraggiata che trova fondamento nella storia personale, professionale e umana dell’aggredito.

LUNGA STAGIONE PREDATORIA – L’auspicio che mi sento di esprimere – prosegue nella sua replica il liquidatore del CIC –  di fronte a questi infantili e maldestri tentativi “di mettere le mani” sulla liquidazione della Società paventando le conseguenze di una dichiarazione di fallimento imputabile alla “incapacità” dell’attuale liquidatore, è paradossalmente quello che sarebbe preferibile la nomina di un curatore fallimentare piuttosto che di professionisti politicizzati o para politicizzati che, dovrebbero scegliere, si fa per dire, tra gli interesse del Comunità locale e le pretese ed aspettative dei protagonisti, oggi “patrocinati”, di una lunga stagione predatoria, purtroppo, non conclusa, a giudicare dalla attuali fibrillazioni.

RECUPERO DEL PATRIMONIO – Desidero ricordare che, allorquando mi fu chiesto di accettare la nomina di Commissario liquidatore la condizione posta fu quella di un sostegno convinto non di liquidare bensì di recuperare una patrimonio di straordinaria e struggente bellezza. La richiesta – conclude Oriani – scontava un gioco di squadra da parte di tutti i protagonisti di una stagione politica irripetibile senza “diffide” ad adempiere, squallidi libelli a sostegno di “cordate patriottiche”, ovviamente per il bene del CIC, di richieste alluvionali di atti; il tutto accompagnate dall’immancabile tintinnio delle manette. Sono cose che la mia storia professionale non mi consente di accettare e ripetono vicende che mi portarono a rassegnare in più occasione le dimissioni da Amministratore della Società, poi, rientrate su pressioni personali del Sindaco dell’epoca».