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«Assuefatti al rischio o all’inazione?» Crisi sismica a Pozzuoli, parla lo scienziato Tiziana Vanorio

«Assuefatti al rischio o all’inazione?» Crisi sismica a Pozzuoli, parla lo scienziato Tiziana Vanorio
  • Pubblicato10 Agosto 2026

POZZUOLI – In esclusiva per Cronaca Flegrea parla la puteolana Tiziana Vanorio, scienziato di fama mondiale nonché Professore di Geofisica Applicata, Fisica e Meccanica delle Rocce alla Stanford University, negli Stati Uniti. «Gentile Dott. Del Giudice, lei mi chiede che cosa posso dire su questa nuova crisi, che nuova non è. La crisi non è mai andata via, e la sismicità incalza ormai da più di tre anni. Da anni sappiamo che finché continua il sollevamento del suolo, la sismicità non può essere considerata un fenomeno sorprendente. Da anni sappiamo dell’esistenza di un serbatoio, o falda geotermica, confinato e, quindi, pressurizzato. Da sempre sappiamo che i serbatoi geotermici si ricaricano: non a caso si chiamano risorse rinnovabili! Oggi, dopo anni di ipotesi su magmi in risalita che sembrano smentite dalla rete sismica, l’attenzione si concentra sempre più sul ruolo della pressione dei fluidi — leggasi acqua, perché i gas, essendo comprimibili, generano sforzi limitati. Ma oggi, davanti a questa ennesima scossa, le domande sono almeno tre.» 

GLI INTERROGATIVI – «Che cosa è stato fatto, concretamente, per tradurre queste conoscenze nella prevenzione dei rischi e nella gestione del territorio?» si chiede la Vanorio, che pone una serie di interrogativi «Tutti abbiamo visto immagini e video di ingenti accumuli d’acqua che compaiono e poi scompaiono a Pisciarelli. Da dove viene tutta quell’acqua, e poi, dove finisce? In quali condizioni sono gli alvei e i canali che a nord di Pozzuoli dovrebbero convogliare le acque pluviali verso il mare, evitando che si infiltrino nel sottosuolo e ricarichino il serbatoio? Il problema della gestione delle acque non è nuovo: la costruzione dei Regi Lagni iniziò nel 1539, dopo l’eruzione del Monte Nuovo del 1538 e dopo anni di devastanti inondazioni che avevano interessato la piana campana a monte di Pozzuoli. E ancora: si è guardato ai livelli di falda nei pozzi? E sia chiaro: non parlo di perforarne di nuovi. Sono sempre stata contraria, soprattutto se realizzati nel territorio di Pozzuoli. E questo porta alla seconda domanda.»

LA CHIAREZZA – «Leggo e ascolto l’indignazione – ha aggiunto Vanorio – per quella che viene definita una scelta «criminale»: aver permesso a decine di migliaia di persone di insediarsi nei Campi Flegrei negli ultimi settant’anni. Trovo difficile attribuire ai puteolani la colpa di aver scelto di vivere a casa loro, in una città che esiste da circa venticinque secoli. Rispetto le opinioni, ma guardiamo ai fatti. Prima di esprimere giudizi così netti, forse bisognerebbe anche informarsi sui disagi e sulle paure che i puteolani hanno dovuto subire nel corso degli anni a causa di decisioni altrui. Che ruolo ebbero le campagne di perforazione che precedettero nell’ordine prima la crisi del 1950, poi la crisi e la parziale evacuazione di Pozzuoli del 1970, ed infine la crisi e totale evacuazione di Pozzuoli negli anni 1982-1984? In particolare, la campagna di trivellazione che precedette la crisi del 1982-1984 fu anche accompagnata dall’iniezione di ingenti quantità di acqua nel sottosuolo, a tassi tutt’altro che trascurabili. Per chiarezza, i dati relativi alle trivellazioni degli anni 80 sono pubblici e disponibili a chiunque li voglia cercare. Ne approfitto per ricordare che “bradisismo” significa “sollevamento lento” ed invece le crisi del 1950, del 1970 e del 1982-1984 furono caratterizzate da sollevamenti repentini e relativamente brevi. Infine, giusto per completezza, già dalla metà anni 70 era noto che l’iniezione di fluidi poteva indurre sismicità in certe aree. Che cosa abbiamo imparato da quelle esperienze? E questo porta alla terza domanda.»

STILLICIDIO SISMICO«I cittadini di Pozzuoli hanno sempre fatto del loro meglio, anche a costo di ingenti sacrifici, per convivere con un territorio difficile che è casa loro. – conclude lo scienziato – La ricerca studia i fenomeni, prova a ricostruirne i meccanismi, fornisce strumenti di conoscenza. Gli organi preposti dovrebbero, infine, tener conto di queste conoscenze, confrontarsi e coordinarsi tra loro, ed assumere decisioni. Dopo tre lunghi anni di stillicidio sismico, chiamare «assuefazione al rischio» la resistenza di una popolazione continuamente sottoposta a terremoti e boati che, per chi li vive, sembrano vere e proprie esplosioni, mi sembra, francamente, inappropriato. Forse, invece di accusare i puteolani di essersi assuefatti al rischio, non dovremmo chiederci se non siano tutte le autorità competenti a gestire le emergenze e a superarle, ad essersi assuefatti all’inazione?»