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Abbattere e costruire altrove per alleggerire Pozzuoli: la proposta per una rigenerazione urbana cittadina

Abbattere e costruire altrove per alleggerire Pozzuoli: la proposta per una rigenerazione urbana cittadina
  • Pubblicato21 Agosto 2026

POZZUOLI – Riceviamo e pubblichiamo da Giacomo Bandiera, ex assessore al Governo del Territorio del comune di Pozzuoli e membro del direttivo del Partito Democratico: «Pozzuoli è giunta, dopo l’ultima fase critica bradisismica, a un momento importantissimo della propria vita comunitaria. Occorre rispondere alle emergenze ma contemporaneamente ragionare e decidere di quanto occorre fare perché la nostra città possa proseguire la sua vita millenaria. Occorre, a mio parere, analizzare e scegliere decisioni di governo cittadino di lungo termine che conducano a mutamenti di carattere strutturale della nostra città, dei suoi vari aspetti urbanistici, architettonico-edilizi, sociali, economici e quindi culturali. È quanto l’odierno e i prossimi giorni, mesi, a venire chiederanno alla classe dirigente, istituzionale e non, che governa Pozzuoli e che si candiderà ad amministrarla. A mio parere, va assunta una decisione di fondo: alcune zone del tenimento comunale puteolano vanno sfoltite, alleggerite del peso urbanistico-edilizio e quindi antropico. Sarebbe questa una reale, concreta scelta di rigenerazione urbana cittadina.

Le scelte del passato, cioè l’ipotizzato diradamento edilizio post crisi 1983/1984 oppure il fantomatico diradamento funzionale post 1993, non si è riusciti ad attuarle oppure non hanno funzionato: comunque sia, gli esiti non sono stati positivi. Ma, questa la questione centrale peraltro sempre presente nel passato puteolano, come concretizzare le scelte di carattere generale sui singoli fabbricati/isolati cittadini? Quali strumenti, realmente democratici e compatibili con il perseguimento del bene comune comunitario, vanno adottati e utilizzati? Per chi ha assunto, assume oppure si candiderà ad assumere una funzione di governo della città, questa è la questione a cui dar risposta e su cui prender posizione. Azzardo una proposta, in virtù della responsabilità di governo che ho avuto nel recente passato. Nel concreto, appunto, occorre che concetti base della conoscenza territoriale quali esposizione, vulnerabilità, capacità di risposta, si concretizzino in interventi scientificamente e acriticamente misurabili. Mettendo al centro la cittadinanza intiera per evitare che la prevenzione venga percepita come una semplice procedura tecnica, per poi assumere una proposta di governance della prevenzione, basata su obiettivi, tempi, priorità e indicatori verificabili. Ragionando quindi non soltanto di edifici, ma del sistema urbano: viabilità, accessibilità dei soccorsi, reti, spazi aperti, servizi essenziali, densità e continuità edilizia.

C’è allora, qui la mia proposta, da perseguire un passaggio tecnico centrale, che potrà permettere di assumere decisioni comunitarie basate su una reale acritica democraticità. Questo potrà esser possibile grazie a due metodologie di analisi territoriale: la microzonazione sismica di III livello, che descrive gli effetti locali attesi e le caratteristiche del sito, unitamente alla valutazione di vulnerabilità che descrive la risposta del singolo fabbricato. La vera informazione utile alla decisione nasce dalla loro integrazione spaziale e analitica. Le analisi della microzonazione sismica di III livello e le analisi di vulnerabilità dei singoli fabbricati non dovrebbero infatti assolutamente essere considerate come due percorsi paralleli. Va superata una lettura separata di terreno e costruito, integrando microzonazione e vulnerabilità del costruito. La microzonazione di terzo livello ci permette di conoscere, con un livello di dettaglio maggiore, come le caratteristiche geologiche e geomorfologiche locali possano modificare la risposta del territorio durante un terremoto, individuando, tra l’altro, le diverse condizioni di comportamento del sottosuolo e gli effetti locali attesi. L’analisi di vulnerabilità del fabbricato ci dice invece come quello specifico edificio, in relazione alle sue caratteristiche costruttive, strutturali e geometriche, possa reagire alle sollecitazioni sismiche. Ma nessuna delle due informazioni, presa isolatamente, è sufficiente a definire una priorità di intervento.

Un edificio può trovarsi in una zona caratterizzata da particolari effetti locali e possedere una vulnerabilità strutturale relativamente contenuta; un altro può trovarsi in condizioni di sito differenti ma presentare caratteristiche costruttive che lo rendono maggiormente vulnerabile. È quindi l’interazione tra condizione del sito, pericolosità locale, caratteristiche del fabbricato ed esposizione a dover diventare uno degli elementi principali del processo decisionale. In termini operativi, va costruita una vera e propria matrice integrata del rischio, a scala di singolo fabbricato, dell’intero tenimento comunale puteolano inserito nella zona di intervento emergenziale sismico e di sollevamento del suolo, come da Piano Speditivo di emergenza. Nella quale associare: risultati della microzonazione sismica di III livello;
localizzazione e caratteristiche geologiche e geomorfologiche del sito; vulnerabilità strutturale del singolo fabbricato; epoca e le caratteristiche costruttive dell’edificio; numero e tipologia delle persone esposte; destinazione d’uso; presenza di funzioni strategiche o rilevanti; posizione rispetto alla viabilità e alle possibili direttrici di soccorso; eventuale interazione con gli edifici adiacenti;
possibilità concreta di intervenire tecnicamente sull’immobile. Questo permetterebbe di passare da una semplice mappa della vulnerabilità a una mappa delle priorità di intervento. Ed è una differenza sostanziale.

Non tutti gli edifici vulnerabili hanno necessariamente la stessa priorità, così come non tutti gli edifici situati nella medesima zona di microzonazione presentano lo stesso livello di rischio. L’obiettivo dovrebbe quindi essere quello di costruire, per ogni fabbricato o per ogni aggregato strutturale, un profilo integrato che consenta di rispondere a una domanda molto concreta: “Se dobbiamo intervenire, con risorse non illimitate, dove otteniamo la maggiore riduzione del rischio per la popolazione?” Questa impostazione permetterebbe inoltre di superare una delle principali difficoltà delle politiche di prevenzione, cioè stabilire le priorità non soltanto sulla base dell’urgenza percepita o dell’ordine cronologico delle richieste, ma attraverso criteri tecnici, trasparenti e replicabili. La sequenza dovrebbe quindi essere:
Microzonazione → Vulnerabilità del fabbricato → Esposizione → Integrazione dei dati → Classificazione della priorità → Scelta dell’intervento → Finanziamento → Realizzazione → Verifica dell’efficacia. In questo schema, la microzonazione di III livello non rappresenta semplicemente un documento conoscitivo e la verifica del fabbricato non rappresenta semplicemente una certificazione. Entrambe diventano componenti di un unico sistema decisionale, parti di una reale azione rigenerativa urbana. Laddove gli eventuali fabbricati che, a valle di tutte le considerazioni tecnico-scientifiche esposte, dovessero essere abbattuti, saranno indennizzati con una valutazione a prezzi interi di mercato come peraltro fatto per esempio nel caso di Ischia, dove non si è previsto un indennizzo espropriativo in senso stretto ma contributi per la delocalizzazione e/o l’acquisto di altra proprietà in altra zona dell’isola. Questo è particolarmente importante per Pozzuoli perché il rischio non è necessariamente uniforme all’interno della stessa area urbana, ma differenze nelle condizioni del sottosuolo possono interagire con differenze nella tipologia edilizia, nell’età degli edifici, nella qualità costruttiva, nella densità abitativa e nella configurazione degli isolati. Con questa metodologia combinata e integrata sarà possibile costruire una politica realmente selettiva: intervenire prima dove la combinazione tra condizioni del sito, vulnerabilità ed esposizione produce la maggiore criticità; programmare successivamente gli interventi nelle situazioni meno urgenti; individuare i casi nei quali siano necessarie ulteriori indagini; nei casi estremi, valutare se il miglioramento del fabbricato sia tecnicamente ed economicamente più razionale rispetto alla riduzione dell’esposizione attraverso l’abbattimento con una delocalizzazione volontaria oppure con una indennizzazione a prezzi di mercato.

Così la nostra classe dirigente istituzionale, mediante questa importante assunzione di responsabilità e di scelta di azioni concrete, potrà poi reclamare un ruolo di reale controparte con le istituzioni nazionali e la nazione tutta. Non mi sottraggo a una questione prioritaria: la microzonazione di terzo livello, ottenuta e finanziata dallo stato grazie all’azione dell’amministrazione, a che punto è? Occorre che, appunto, l’odierna amministrazione incalzi gli enti che stanno procedendo alla sua redazione. Inoltre, va necessariamente resa obbligatoria l’analisi di vulnerabilità per ogni singolo fabbricato puteolano inserito nella zona di intervento emergenziale sismico, superando le problematiche di carattere burocratico-amministrativo e la colpevole ritrosia dei nostri concittadini nel richiederla. Così si potrà trasformare la grande quantità di dati che oggi possediamo e che possiederemo in una gerarchia pubblica e motivata delle varie priorità di interventi di protezione civile necessarie per la nostra città. Per la comunità puteolana sarebbe questo un cambiamento importante. Significherebbe passare dalle domande generiche “quanto è pericolosa questa zona?” oppure “quanto è pericoloso il mio fabbricato” a una domanda molto più utile per chi deve decidere e per chi vive l’ambito: “dato il comportamento atteso del sito, quanto è vulnerabile questo fabbricato, quante persone sono esposte e quale intervento produce la maggiore riduzione del rischio?” È così che la conoscenza scientifica può diventare politica pubblica. È questo il compito a cui sono chiamati i nostri amministratori, presenti e futuri, di qualsiasi parte politica o fazione siano parte. È questo che la nostra comunità attende da essi.»